“Ci siamo chiesti come fare, come portare un aiuto concreto”

Da qui nasce MiaDi

miadi2016

Sostenere MiaDi è una scelta.
Vuol dire scegliere di donare Speranza ad ogni Bambino.
Vuol dire Scegliere di stare a fianco delle famiglie dei piccoli malati


L’iniziativa MiaDi nasce dal nome di due bambini: Mia e Dimitri. Francesco e Tiziano sono rispettivamente i loro padri.

Non hanno creato un’associazione, hanno semplicemente dato un nome al loro impegno. La loro motivazione deriva dall’esperienza avuta con i loro piccoli all’Ospedale Pediatrico Meyer, che li ha spinti a voler restituire per quanto possibile al Meyer quanto hanno ricevuto.

Hanno creato anche un sito web: www.miadi.it

Tutto ha avuto inizio nel 2015 con un’iniziativa di raccolta fondi fra aziende e partner fino a giungere ad una cena finale con tutti i partecipanti a questa grande avventura. L’obiettivo allora era la ristrutturazione del reparto di oncoematologia del Meyer.

La “rete collaborativa” si è rivelata solida e con il 2019 MiaDi riparte con slancio per raccogliere fondi a favore della technologyT3Ddy.

Il progetto


technologyT3Ddy
(Personalized pediatrics by inTegrating 3D aDvanced technology)

T3Ddy è il laboratorio congiunto istituito con il Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università di Firenze, che declina la stampa 3D in modo innovativo per una serie di avanzatissimi impieghi nel campo della medicina pediatrica: dalla creazione di modelli tridimensionali per migliorare l’approccio chirurgico, alla realizzazione di “gessi” davvero su misura degli arti, più leggeri e comodi per i bambini, oltre al vasto utilizzo nella simulazione in pediatria per la formazione degli operatori.

Introducendo le tecnologie 3D nella pratica clinica, T3Ddy getta le basi per la standardizzazione delle procedure per la costruzione dei dispositivi medici customizzati in linea con la filosofia delle cure personalizzate, dove ogni paziente è unico e la soluzione viene costruita intorno a lui.

 

miadi

La stampa 3D trova applicazione, tra gli altri, nella preparazione delle strutture personalizzate esterne e interne al corpo come protesi articolari, ortesi, segmenti per la riparazione del cranio, sostituzioni dentali, modelli fisici tridimensionali di studio per la pianificazione di complessi interventi chirurgici, piccoli oggetti utili per la pratica assistenziale e la simulazione.

 

Grazie al supporto della Fondazione Meyer vengono finanziati dottorati e assegni di ricerca, l’acquisto di materiali di consumo e di componenti, l’acquisto di strumentazione informatica e scientifica, oltre ai costi di mantenimento ordinario del laboratorio.

 

Un progetto triennale che Vi vedrà protagonisti di una rivoluzione tecnologica.

La storia


Operato con successo tumore della base cranica in una paziente di 16 anni       


Tra i molti impieghi della stampa 3D in ambito chirurgico, ce n’è uno molto importante: la possibilità di ridurre in modo decisivo l’invasività di un intervento per rimuovere una massa tumorale.
E’ quel che è successo nel marzo 2018 al Meyer, quando un tumore benigno della base cranica, che aveva compromesso la funzionalità del nervo ottico di una ragazza di sedici anni, è stato rimosso senza che ci fosse la necessità di “toccare” il cervello della paziente.
Grazie a un lavoro preparatorio su un modello realizzato con la stampa tridimensionale, il team di Neurochirurgia pediatrica è riuscito a individuare un percorso alternativo per il bisturi, che ha permesso loro di raggiungere la massa in modo molto meno invasivo rispetto a quanto avveniva in passato.
Il primo passo, proprio grazie alle potenzialità della stampante, è consistito nella realizzazione di un modello a grandezza naturale del cranio della giovanissima paziente. Grazie alle immagini ottenute dalla risonanza magnetica e dalla tac, i neurochirurghi e gli ingegneri sono riusciti a riprodurre, all’interno di questo modello, la massa tumorale e il nervo ottico con la stessa forma e dimensione che questi avevano in realtà.
Poi è stato effettuato un intervento simulato, che ha permesso di individuare il percorso più soft. Percorso che poi si è rivelato esatto nel momento in cui l’intervento è stato effettuato davvero, con successo.

 


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