Il dottor Marco de Luca, oggi, è responsabile del Centro di Simulazione Pediatrica appena inaugurato all’interno del Meyer Health Campus. Questo vuol dire, che ogni giorno, a lui spetta il compito di coordinare quella grande “palestra” che è il Centro.

È qui che medici, infermieri  – e in generale operatori sanitari – si allenano a curare i bambini facendo pratica e sperimentando situazioni (e rischi) su manichini, in ambienti super tecnologici che riproducono fedelmente quelli ospedalieri.

Lo fanno per arrivare preparati a quando dovranno offrire assistenza a bambini veri, con famiglie vere da informare (e rassicurare) e reparti veri in cui muoversi con prontezza.

“La Simulazione pediatrica è proprio questo: un sistema di formazione che permette di non sperimentarsi sui bambini, e questo è un fatto assolutamente etico. Si tratta di una tecnica, non solo di un insieme di tecnologie, che permette di allenarsi anche sul piano relazionale, ad esempio per interagire al meglio le famiglie dei bambini. Il fattore umano è al centro”.

 

Non bisogna dimenticarlo, anche se entrando nelle stanze del Centro si ha l’impressione di fare un salto nel futuro: perché i manichini, all’occorrenza, piangono come bambini veri, stanno seduti sul seggiolone oppure sdraiati sul letto di una sala operatoria perfettamente ricostruita.

Ci sono persino l’ossigeno, farmaci negli scaffali, una cameretta con i giochi che sembra quella di casa.

Qui i sanitari fanno pratica, anche di imprevisti, sia sul fronte della clinica che su quello assistenziale, e alla fine di ogni sessione si riuniscono in una saletta per il debriefing. Che è un momento formidabile: è qui che si riflette e si impara a migliorarsi, con un approccio nuovo.

“Tutti i facilitatori, come si chiamano nel gergo della Simulazione gli operatori formati nelle tecniche di debriefing, si confrontano insieme ai partecipanti sulla situazione appena vissuta e su cosa poteva esser fatto in altro modo”,

 

ci dice il dottor de Luca. Così si cresce, e si arriva al cospetto dei piccoli pazienti con un bagaglio di esperienza sempre più pieno.

Per questo il Meyer, con la sua Fondazione, ha scelto di dedicare alla Simulazione uno spazio così grande ed attrezzato, dove possono formarsi sia gli operatori del Meyer, sia quelli provenienti da altre realtà italiane e straniere:

“Nel nostro ospedale i reparti con al loro interno team di facilitatori, che adesso trovano nel Centro un punto di riferimento, sono già otto. Iniziamo ad avere un linguaggio comune e condividerlo. Non si pensa più “Abbiamo sempre fatto così”, ma ci si abitua a domandarsi “Cosa potevo fare di diverso e di migliore?”.

 

Niente più alzate di spalle, insomma, per questi pediatri, per questi infermieri. E questo è molto rassicurante (come rassicurante, a pensarci bene, è la parola “facilitatore”): tutto ruota intorno all’obbiettivo di costruire salute per i piccoli e farlo nel modo più leggero per loro.

Sarà per questo che il dottor de Luca, che per oltre vent’anni ha lavorato al Pronto soccorso dell’ospedale, riesce a superare la nostalgia dei bambini veri, come pazienti:

“So che adesso il mio ruolo è qui, per coltivare una sfida, che è poi la nostra vision. Vorremmo che, sempre più, ciascun bambino e ciascun familiare che entra in ospedale fosse assistito da personale già formato ad operare in ambienti già testati, con procedure e processi testati e non solo scritti e appresi nei manuali”.

 

Un balzo dalla teoria alla pratica “ad alta fedeltà”, al servizio delle cure –  le migliori possibili – per tutti i bambini.

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