Magazine Come funziona la Pet Therapy per bambini in ospedale: i benefici

Come funziona la Pet Therapy per bambini in ospedale: i benefici

Come funziona la Pet Therapy per bambini in ospedale: i benefici

Il rapporto che intercorre tra persone e animali è qualcosa di talmente profondo e misterioso che talvolta è difficile spiegarlo con le sole parole. Quando parliamo di bambini, poi, questo legame diventa ancora più spontaneo e straordinario. Vedere un bambino o una bambina interagire con un cane o un gatto, cogliere i suoi sorrisi e l’effetto di una carezza su entrambi, è qualcosa di emozionante.
Anche la ricerca scientifica ha iniziato a osservare e analizzare questo rapporto con più attenzione, riconoscendo e documentando il suo valore. Non solo affettivo ed emotivo, ma anche terapeutico.
Da queste riflessioni, è nata l’idea semplice ma potente della Pet Therapy, ovvero la pratica di utilizzare la relazione tra esseri umani e animali a scopo terapeutico. E, nel tempo, tale pratica è stata introdotta anche in contesti come l’ospedale, con risultati molto positivi.

In questo articolo vedremo cos’è la Pet Therapy, come funziona concretamente, chi la pratica e quali benefici può offrire, soprattutto in ambito pediatrico. E poi entreremo nel cuore dell’esperienza del Meyer, dove questi interventi sono da anni parte fondamentale di un approccio più ampio alla cura, capace di tenere insieme competenza clinica e attenzione a bambini e adolescenti.

Cos’è la Pet Therapy?

La Pet Therapy è una pratica che utilizza la relazione tra essere umano e animale come strumento di supporto in percorsi clinici, riabilitativi ed educativi. Non si tratta di un’attività generica o di un momento occasionale di svago con un animale, ma è un insieme di interventi strutturati, progettati con attenzione e inseriti all’interno di un percorso più ampio, con obiettivi chiari e condivisi tra tutte le figure coinvolte.

Per comprenderla davvero, è utile partire da un punto semplice: la relazione con un animale – diretta e immediata – attiva modalità di comunicazione e di espressione diverse da quelle abituali. Per questo può diventare particolarmente preziosa quando ci si trova in situazioni complesse, come durante un ricovero o un percorso di cura. 

In Italia, questa pratica è regolamentata e si articola in tre principali tipologie, che si distinguono per obiettivi e modalità di intervento:

  • Terapia Assistita con Animali (TAA): si tratta di interventi con finalità terapeutiche vere e proprie, inseriti all’interno di percorsi sanitari o riabilitativi. In questo caso, la presenza dell’animale è parte integrante del trattamento e contribuisce al raggiungimento di obiettivi clinici specifici.
  • Attività Assistita con Animali (AAA): hanno un carattere più relazionale e ricreativo. L’obiettivo principale è migliorare la qualità della vita, favorire il benessere emotivo e creare momenti di relazione positivi. È la forma più diffusa nei contesti ospedalieri, dove l’attenzione è rivolta soprattutto all’esperienza quotidiana di chi è ricoverato.
  • Educazione Assistita con Animali (EAA): si sviluppa in ambito educativo e ha l’obiettivo di sostenere la crescita personale, le competenze emotive e relazionali. Attraverso l’interazione con l’animale, si lavora su aspetti come la responsabilità, il rispetto e la capacità di entrare in relazione con l’altro.

Questa distinzione è importante perché aiuta a chiarire un aspetto fondamentale: non esiste un unico modo di fare Pet Therapy, ma diversi livelli di intervento, che si adattano ai bisogni della persona, al contesto in cui si trovano e agli obiettivi che si vogliono raggiungere.

Come si pratica la Pet Therapy

La Pet Therapy si svolge all’interno di un setting definito, ma allo stesso tempo flessibile. In ospedale, questo significa spesso entrare direttamente nei reparti, nelle stanze di degenza, nei luoghi in cui si svolge la vita quotidiana. È un elemento importante, perché permette di raggiungere anche chi non può spostarsi e di integrare l’intervento nella routine della cura.

Ogni incontro è il risultato di un lavoro di équipe. Non c’è mai una sola figura, ma un gruppo di professioniste e professionisti che collaborano tra loro, mentre la sessione segue una struttura riconoscibile, anche se sempre adattata alla situazione:

  • L’accoglienza è il primo contatto, un passaggio fondamentale in cui si crea un clima di fiducia. È il momento in cui l’animale si avvicina con calma, il bambino o la bambina osservano, prendono confidenza, iniziano a stabilire una relazione. Non c’è fretta: tutto avviene rispettando i tempi di chi incontra l’animale per la prima volta o in una situazione nuova.
  • L’interazione guidata è il cuore dell’incontro. Qui si sviluppa la relazione vera e propria, attraverso il gioco, il contatto, piccoli esercizi o semplici scambi. Può trattarsi di accarezzare l’animale, chiamarlo, accompagnarlo in un piccolo percorso o condividere un momento di presenza reciproca. Ogni attività è pensata e modulata in base alla persona, con l’obiettivo di favorire partecipazione, espressione e benessere.
  • La chiusura dell’incontro è il momento del saluto, altrettanto importante quanto l’inizio. Serve a dare un senso compiuto all’esperienza, a gestire le emozioni legate al distacco e a lasciare una traccia positiva dell’incontro. Anche questo passaggio viene accompagnato con attenzione, perché aiuta a costruire continuità e a rendere l’esperienza più comprensibile e rassicurante.

La durata varia, ma generalmente si colloca tra i 20 e i 40 minuti, con una frequenza stabilita in base alle condizioni del o della paziente. 

bambino in ospedale pediatrico che interagisce con un cane durante una seduta di Pet Therapy guidata da un operatore

Chi può fare Pet Therapy

La Pet Therapy può essere rivolta a persone di tutte le età, ma trova una particolare efficacia nei reparti pediatrici, per accompagnare il ricovero e rendere più sostenibili momenti complessi. Bambini, bambine e adolescenti, infatti, entrano in contatto con l’animale in modo immediato e spontaneo. La relazione accade, e proprio per questo diventa uno strumento potente anche quando ci si sente stanchi, spaventati o disorientati. L’animale non chiede prestazioni, non richiede risposte corrette: si limita a esserci. Ed è proprio questa qualità della presenza a rendere l’intervento così efficace.

Accanto a chi riceve l’intervento, è importante soffermarsi su chi lo rende possibile. La Pet Therapy è il risultato di un lavoro condiviso tra figure diverse, ciascuna con competenze specifiche. Le équipe sono composte da:

  • il professionista sanitario di riferimento, che osserva, definisce gli obiettivi e integra l’intervento nel percorso di cura;
  • educatori e operatori specializzati, che accompagnano la relazione e ne colgono gli aspetti evolutivi;
  • il conduttore o la conduttrice dell’animale, che guida l’interazione e garantisce il benessere dell’animale;
  • l’animale che partecipa come mediatore della relazione. 

Ovviamente, gli animali coinvolti sono selezionati con attenzione, addestrati per lavorare in ambienti complessi e sottoposti a controlli sanitari rigorosi. Questo garantisce sicurezza, ma anche qualità dell’intervento.

È proprio questa integrazione che permette di dare forma a interventi capaci di adattarsi ai bisogni di ciascun bambino o bambina, rispettando tempi, modalità e condizioni.

Quali sono i benefici della Pet Therapy per i bambini?

La Pet Therapy produce effetti concreti e osservabili, che riguardano sia la dimensione emotiva sia quella fisica. Non si tratta di una percezione generica di benessere, ma di cambiamenti reali nel modo in cui viene vissuta l’esperienza.
L’interazione con un animale attiva risposte profonde: il corpo si rilassa, la tensione si abbassa, l’attenzione si sposta. Questo accade perché la relazione con un animale permette naturalmente di entrare in uno stato di maggiore calma e apertura.

Nel concreto, i benefici più rilevanti della Pet Therapy riguardano diversi livelli:

  • riduzione dell’ansia, della paura e dello stress e miglioramento dell’umore, con una maggiore disponibilità a partecipare e a relazionarsi;
  • facilitazione della comunicazione, anche quando il linguaggio verbale è limitato o difficile. Nonché sviluppo di empatia e competenze relazionali, attraverso una relazione basata su ascolto e reciprocità.
  • maggiore coinvolgimento nei percorsi riabilitativi, grazie alla motivazione generata dal contatto con l’animale;
  • supporto nella gestione del dolore, grazie alla riduzione della tensione e alla distrazione attiva.

Questi effetti non riguardano solo il momento dell’incontro, ma possono estendersi nel tempo, influenzando il modo in cui il bambino o la bambina affronta l’intero percorso in ospedale. E non solo: anche mamme e papà ne beneficiano. Vedere il proprio figlio o la propria figlia più sereni, coinvolti e meno spaventati aiuta a ridurre il senso di impotenza e a vivere il ricovero con maggiore fiducia. Si crea così un clima più disteso, che facilita anche la relazione con il personale sanitario.

bambina sorridente che accarezza un cane durante una sessione di Pet Therapy nel reparto ospedaliero Meyer

Pet Therapy e autismo: un campo di applicazione consolidato

Nel caso di bambini con disturbo dello spettro autistico, la Pet Therapy rappresenta un ambito di applicazione particolarmente significativo. La relazione con l’animale offre infatti un canale di comunicazione diverso, che non passa necessariamente attraverso il linguaggio verbale.

L’animale non giudica, non richiede interpretazioni complesse, non impone regole rigide. Questo permette di costruire una relazione più accessibile, in cui il bambino o la bambina può sperimentare contatto, attenzione condivisa e reciprocità in modo graduale e rispettoso. Attraverso l’interazione con un animale, ad esempio, si possono osservare miglioramenti nella capacità di mantenere lo sguardo, nella partecipazione all’attività e nella riduzione di alcuni comportamenti ripetitivi. Non si tratta di risultati immediati o standardizzati, ma di piccoli cambiamenti che, nel tempo, contribuiscono a costruire nuove possibilità relazionali.

Pet Therapy e iperattività

Nei bambini con disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività (ADHD), la presenza dell’animale può favorire lo sviluppo di competenze legate all’autoregolazione. L’interazione con un animale richiede attenzione, gradualità, rispetto dei tempi e dei segnali dell’altro: tutti elementi che aiutano a strutturare il comportamento in modo più consapevole.
Il contatto con un animale, ad esempio, invita a rallentare, a modulare i gesti, a mantenere l’attenzione su un’attività condivisa. Anche brevi momenti di concentrazione, in questo contesto, assumono valore, perché costruiscono esperienze positive e ripetibili.
Nel tempo, queste esperienze possono contribuire a migliorare la capacità di attenzione sostenuta e a ridurre l’impulsività, offrendo strumenti che possono essere utilizzati anche in altri contesti della vita quotidiana.

Pet Therapy in ospedale: il progetto della Fondazione Meyer

All’Ospedale Meyer, la Pet Therapy è parte del progetto Play Therapy, che amplia il concetto di cura per far sì che la stessa esperienza in ospedale sia il più possibile serena. La Play Therapy della Fondazione Meyer combina, infatti, diverse attività che contribuiscono a rendere l’ospedale un luogo più accogliente e vicino ai bisogni di bambini, bambine e adolescenti.

Attiva dal 2002, la Pet Therapy è realizzata in collaborazione con Antropozoa e rappresenta una delle esperienze più consolidate in ambito pediatrico.
I cani coinvolti sono selezionati e preparati specificamente per lavorare in ambiente sanitario: conoscono i ritmi dei reparti, sono abituati ai suoni, agli spazi e alle dinamiche dell’ospedale e hanno la capacità di adattare il loro comportamento in base ai bisogni di ciascun bambino o bambina.

Gli interventi si svolgono in diversi reparti o spazi comuni, sempre in coordinamento con l’équipe medica. Questo permette di integrare la presenza dell’animale nel percorso di cura, adattandola alle diverse situazioni.
Tutti gli incontri si svolgono nel rispetto di protocolli rigorosi, con controlli veterinari periodici e attenzione alle norme igienico-sanitarie.
Intorno a questi momenti si costruisce uno spazio di relazione che coinvolge anche le famiglie e il personale sanitario, contribuendo a creare un clima più sereno, in cui la cura diventa un’esperienza condivisa.

Inoltre, a dimostrazione dell’attenzione e della sensibilità verso i più piccoli, al Meyer è prevista anche, quando possibile, la presenza di animali di proprietà in ospedale (Pet Visiting) come supporto ulteriore alla cura. L’obiettivo? Mantenere un legame affettivo importante durante il ricovero.

Vuoi saperne di più? Scopri tutte le attività del progetto Play therapy.

cane da Pet Therapy accompagnato da un operatore in un reparto dell'ospedale pediatrico Meyer di Firenze con un bambino e la sua famiglia

Pitagora, il primo gatto a varcare la soglia del Meyer nell’ambito del progetto di Pet therapy

Il progetto di Pet Therapy del Meyer ha recentemente compiuto un salto di qualità importante, introducendo in via sperimentale un elemento di novità con la figura del gatto: Pitagora, che fa parte della scuderia a quattro zampe dell’associazione Antropozoa, è il primo felino a varcare la soglia del Meyer e trascorrere un paio d’ore in uno dei reparti più delicati: quello destinato ai pazienti e alle pazienti della Psichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza.
Il gatto entra in ospedale una volta a settimana in un ambiente igienizzato prima e dopo la sua presenza, incontrando i giovani pazienti individuati da un’equipe composta da medici, infermieri e esperti di interventi assistiti con gli animali.

Il gatto, grazie alla sua presenza familiare e discreta, favorisce il contatto e la relazione, creando momenti di cura e accudimento con effetti rassicuranti sul piano emotivo. E questo lo rende particolarmente indicato per persone, come ad esempio pazienti con patologie psichiatriche, che faticano a fidarsi o a instaurare legami, perché permette un avvicinamento graduale e spontaneo.
Una novità importante, che dimostra quanto il progetto di Pet Therapy del Meyer sia in costante evoluzione al fine di trovare nuove modalità per favorire il benessere di bambini e adolescenti.

Come sostenere la Pet Therapy al Meyer

La Pet Therapy al Meyer è resa possibile dal lavoro della Fondazione Meyer e dalla fiducia di chi sceglie di sostenerla. Donazioni, raccolte fondi, crowdfunding, 5×1000  a favore del Meyer contribuiscono in modo concreto a mantenere attivo il progetto.
Sostenere la Pet Therapy al Meyer significa partecipare alla costruzione di un ospedale sempre più su misura dei più piccoli, in cui la cura non si limita agli aspetti clinici ma include anche il benessere emotivo e relazionale.

Ogni giorno al Meyer, un amico a quattro zampe può fare la differenza. Aiutaci a mantenerlo vicino ai nostri bambini, sostenendo la Pet therapy del Meyer.