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La biblioterapia è l’utilizzo della lettura e delle storie come strumento di sostegno emotivo e relazionale. In un luogo come un ospedale pediatrico non sostituisce le cure mediche né i percorsi terapeutici, ma aiuta bambini e bambine a esprimersi, trovare conforto, distrarsi e vivere in modo più sereno il tempo trascorso lontano da casa. I libri, infatti, ci accompagnano fin dall’infanzia. Ci sono storie che vengono ricordate per tutta la vita, personaggi che diventano compagni di viaggio, pagine che aiutano a comprendere meglio ciò che si sta vivendo. Quando un bambino o una bambina attraversa un momento complesso, questa capacità delle storie di accogliere, rassicurare e dare significato assume un valore ancora più importante. Un libro può trasformare una stanza di ospedale in una foresta, in una nave pirata o in una galassia lontana. Ed è da questa intuizione che nasce la biblioterapia: un approccio che utilizza la lettura come occasione di benessere, relazione e crescita.
In questo articolo scopriremo cos’è la biblioterapia, quali benefici può offrire ai bambini ricoverati e come la lettura possa contribuire a rendere più serena l’esperienza dell’ospedale. Racconteremo anche l’esperienza del Meyer, dove i libri occupano un posto speciale all’interno della LudoBiblio e delle attività di Play Therapy promosse dalla Fondazione Meyer.
La biblioterapia è un percorso che utilizza libri, racconti e storie per accompagnare persone che stanno attraversando un momento particolare della propria vita. Il termine può sembrare complesso, ma il concetto alla base è molto semplice: alcune letture possono aiutare a comprendere meglio ciò che si prova, a sentirsi rappresentati e a trovare nuove modalità per affrontare una situazione. Con i bambini, la biblioterapia assume spesso una forma leggera, relazionale e profondamente legata all’immaginazione. Non si tratta di una terapia nel senso clinico del termine, né di un’attività scolastica. È piuttosto un modo di utilizzare la lettura per creare connessioni, favorire il dialogo e offrire occasioni di espressione.
Pensiamo, per esempio, a un bambino o una bambina che deve affrontare un ricovero. Leggere la storia di un personaggio che vive un’avventura simile può aiutare a riconoscere paure e trovare risposte. Oppure può concedere una pausa dalle preoccupazioni, permettendo di entrare, anche solo per qualche minuto, in un mondo diverso, fatto di avventure e fantasia. Per questo motivo la biblioterapia viene utilizzata in molti contesti educativi, sociali e sanitari, dove diventa uno strumento capace di sostenere il benessere emotivo integrando tutti gli altri percorsi di cura.
L’idea di utilizzare i libri come supporto al benessere accompagna la storia della medicina e dell’educazione da molto tempo. Ben prima che la biblioterapia assumesse una forma strutturata, alcuni medici tra il Settecento e l’Ottocento utilizzavano già la lettura come risorsa per i propri pazienti. Tuttavia, la biblioterapia come disciplina prende forma negli Stati Uniti all’inizio del Novecento. Il termine venne, infatti, utilizzato per la prima volta nel 1916 dallo scrittore e ministro statunitense Samuel McChord Crothers, che descrisse il potere dei libri di influire sul benessere delle persone. La pratica iniziò poi a trovare spazio in ambito clinico solo successivamente. Negli anni Trenta lo psichiatra William Menninger, fondatore della celebre Menninger Clinic, introdusse l’uso sistematico della lettura all’interno dei percorsi di cura, contribuendo a darle una base più strutturata. Un ulteriore passo avanti arrivò nel 1949, quando la ricercatrice Caroline Shrodes dedicò alla biblioterapia la propria tesi di dottorato, definendone principi e modalità di applicazione. Con il tempo questa intuizione si è sviluppata e ha trovato applicazione in contesti sempre più diversi: scuole, biblioteche, centri educativi, ospedali e servizi sanitari. Oggi la biblioterapia è molto diffusa e viene utilizzata con modalità differenti a seconda dell’età delle persone coinvolte e degli obiettivi del percorso.
Quando si parla di biblioterapia è utile distinguere due approcci diversi: la biblioterapia clinica e la biblioterapia di sviluppo:
È soprattutto quest’ultima forma che trova spazio nei contesti pediatrici e ospedalieri. Qui il libro diventa un’occasione di incontro, ascolto e condivisione. Un modo semplice e potente per ricordare che, anche durante un ricovero, c’è ancora spazio per le storie.
A cosa serve la biblioterapia con i bambini ricoverati?
La quotidianità di un bambino o di una bambina in ospedale per una visita o un ricovero è molto diversa. Diversi gli spazi, diverse le persone, diverso il ritmo della giornata. In questo contesto, la lettura può diventare un punto di riferimento prezioso. I libri, le attività di biblioterapia e, più in generale, le esperienze di lettura condivisa possono influenzare fortemente il benessere emotivo e relazionale di bambini e bambine in ospedale. I benefici osservati riguardano soprattutto la qualità dell’esperienza vissuta e il modo in cui si affronta il tempo trascorso in ospedale.
Tra i principali effetti positivi della lettura troviamo:
Quando si parla di biblioterapia, spesso si pensa immediatamente (o solo) alla lettura ad alta voce. In effetti le due pratiche sono strettamente collegate, ma non coincidono. La lettura ad alta voce è una delle attività che possono essere parte di un percorso di biblioterapia. Consiste nel leggere una storia a un gruppo di bambini, creando un momento condiviso di ascolto, immaginazione e relazione. La biblioterapia, però, è la base su cui poggia l’attività. Oltre alla lettura, prevede la scelta attenta dei testi e una particolare attenzione a ciò che accade prima, durante e dopo l’incontro. Dopo la lettura possono nascere domande, conversazioni, disegni o attività creative che permettono di approfondire ciò che la storia ha suscitato.
In un ospedale pediatrico, la biblioterapia assume diverse forme. A volte nasce da una lettura condivisa, altre prende forma semplicemente attraverso la possibilità di scegliere un libro, sfogliarlo in autonomia o ascoltare una storia letta ad alta voce. La lettura può svolgersi in spazi dedicati oppure può entrare anche nelle stanze di degenza. Questa flessibilità è particolarmente importante in ospedale, dove non sempre bambini e bambine possono spostarsi liberamente e dove ogni giornata può essere molto diversa dalla precedente.
Ciò che rende significativa l’esperienza non è soltanto il libro, ma tutto ciò che può nascere intorno alla lettura. Una storia può offrire un argomento di conversazione, suggerire un gioco o ispirare un disegno. In altri casi può accompagnare le attese o aiutare a mantenere abitudini familiari anche durante il ricovero. Per questo motivo la biblioterapia non coincide necessariamente con un’unica attività. È piuttosto un modo di utilizzare i libri e le storie per creare occasioni di benessere, relazione e partecipazione, adattandosi ai tempi, all’età e alle esigenze di ogni bambino e bambina.
Non esistono libri universalmente giusti per tutti. La scelta dipende da molti fattori: età, fase di sviluppo, interessi personali, capacità di attenzione e situazione che si sta vivendo. Per i più piccoli possono essere particolarmente efficaci gli albi illustrati, ricchi di immagini e narrazioni semplici. Bambini più grandi e adolescenti possono invece preferire racconti d’avventura, fumetti o romanzi capaci di rispecchiare alcune delle loro esperienze. Anche il tema è importante. Talvolta può essere utile proporre libri che affrontano emozioni come paura, rabbia, cambiamento o attesa. In altri casi, invece, la scelta migliore è una storia che permetta semplicemente di viaggiare altrove.
Nella biblioterapia il valore non nasce soltanto dal libro. Nasce anche dalla relazione che si costruisce attorno alla lettura. Un genitore che legge accanto al letto del proprio figlio o della propria figlia, un educatore che propone un albo illustrato, un autore o autrice che vuole raccontare ai bambini la bellezza del raccontare storie: tutti contribuiscono a creare esperienze che vanno oltre la lettura stessa. La storia diventa, quindi, un terreno comune in cui incontrarsi, parlare, fare domande o semplicemente trascorrere del tempo insieme. È per questo che il ruolo degli adulti è così importante. Non come interpreti o insegnanti, ma come compagni di lettura e di scoperta.
Anche letture con ospiti speciali come scrittori, scrittrici, poeti e poetesse possono rivestire un ruolo prezioso nella promozione della lettura in ospedale. E sono tante le persone che hanno contribuito e contribuiranno ancora a portare libri, storie e momenti di condivisione al Meyer, affiancando il lavoro di educatori e operatori. Il calendario eventi della LudoBiblio lo dimostra! La forza della lettura, in fondo, non risiede soltanto nelle parole stampate sulle pagine, ma nella possibilità di creare incontri tra persone.
All’Ospedale Pediatrico Meyer, la lettura trova spazio all’interno di una visione più ampia del benessere di bambini, bambine e adolescenti durante la permanenza in ospedale. La Fondazione Meyer sostiene, infatti, il progetto Play Therapy, un insieme di attività pensate per rendere l’esperienza ospedaliera più vicina alla vita quotidiana, attraverso il gioco, la relazione, la creatività e anche i libri.
In questo percorso, un ruolo importantissimo è svolto dalla LudoBiblio, uno spazio speciale dell’ospedale che nel 2017 ha assunto questo nome proprio per raccontare meglio l’integrazione tra attività ludiche, lettura e patrimonio librario. Non solo ludoteca, quindi, ma anche biblioteca: un luogo in cui i libri sono parte della vita dell’ospedale. La LudoBiblio è uno spazio luminoso e colorato. Bambini e ragazzi possono scegliere liberamente se prendere parte a un laboratorio, a una lettura, a una festa o a un evento speciale. Questa libertà è importante: permette di rispettare i tempi, l’energia e il desiderio di ciascuno, senza trasformare la proposta in un obbligo.
I libri possono essere letti direttamente in LudoBiblio, ma possono anche raggiungere i reparti. Gli operatori svolgono infatti attività itineranti, portando letture anche nelle camere di bambini e ragazzi ricoverati, sempre in accordo con il personale sanitario. In questo modo, anche chi non può spostarsi può incontrare una storia, scegliere un libro, ricevere un momento di lettura condivisa. A prendersi cura di questo servizio sono educatori con una formazione specifica, che seguono percorsi di aggiornamento continuo. Il loro compito non è solo proporre e condurre attività, ma leggere il momento, adattare la proposta, creare le condizioni perché il libro diventi davvero uno spazio di relazione.
E non solo: abbiamo anche lo Scaffale Volante, uno spazio frutto della generosità di tanti e ricco di libri donati nel corso del tempo. Perché la biblioterapia al Meyer può essere sostenuta in tanti modi: attraverso una donazione alla Fondazione Meyer e anche regalando all’ospedale nuovi libri e nuove storie.
La biblioterapia non sostituisce in alcun modo le terapie mediche o psicologiche. Il suo obiettivo è diverso: offrire un sostegno emotivo e relazionale attraverso la lettura e le storie. In ospedale può contribuire a rendere il tempo del ricovero più sereno, aiutare bambini e bambine a esprimere ciò che provano, favorire il dialogo con gli adulti e offrire occasioni di svago e immaginazione. Si tratta quindi di uno strumento che accompagna l’esperienza della cura, senza sostituirsi ad essa.
Non esiste un’età minima per avvicinarsi ai libri. Anche i bambini molto piccoli possono beneficiare della lettura. Con la crescita cambiano naturalmente i libri e le modalità di lettura. Gli albi illustrati possono coinvolgere i più piccoli, mentre racconti, romanzi e fumetti possono diventare compagni preziosi per bambini più grandi e adolescenti. Ciò che conta è scegliere testi adatti all’età, agli interessi e al momento che la persona sta vivendo.
Dipende dal tipo di percorso. Nel caso della biblioterapia clinica, le attività sono condotte da professionisti con una formazione specifica, come psicologi o psicoterapeuti. Nella biblioterapia di sviluppo, invece, possono avere un ruolo importante anche educatori, insegnanti, bibliotecari e genitori. In questi contesti il valore non nasce soltanto dal libro scelto, ma dalla relazione che si costruisce intorno alla lettura. Una storia raccontata da una persona di fiducia può diventare un momento di ascolto, vicinanza e condivisione.
Il modo migliore per iniziare è il più semplice: scegliere un libro che possa incuriosire il bambino o la bambina e dedicare del tempo alla lettura insieme. Non è necessario cercare storie che parlino direttamente di malattia o di ospedale. Spesso sono proprio le avventure, i racconti divertenti, le storie di amicizia o di scoperta a offrire gli spazi più autentici per immedesimarsi, fare domande e dare voce alle proprie emozioni. Dopo la lettura può essere utile lasciare spazio alla conversazione, a un disegno o a un gioco. Non serve interpretare o spiegare tutto: a volte il valore più grande di una storia è quello di creare un momento condiviso.
Quando si parla di biblioterapia non si parla soltanto di libri. Si parla di tempo condiviso, di immaginazione, di relazioni che si costruiscono pagina dopo pagina. Si parla della possibilità di continuare a sentirsi bambini anche in un luogo complesso come un ospedale. Una storia può trasformare un’attesa, rendere più familiare una giornata difficile, aprire uno spazio in cui trovare conforto o semplicemente sorridere. Sono momenti apparentemente piccoli, ma che contribuiscono a rendere l’esperienza ospedaliera più accogliente e vicina alla vita quotidiana. Anche per questo la Fondazione Meyer sostiene progetti dedicati all’accoglienza, al gioco, alla lettura e al benessere di bambini, bambine e famiglie. Perché la cura passa anche dalla qualità del tempo trascorso in ospedale e dalle opportunità che vengono offerte ogni giorno a chi lo vive.
Aiutaci a rendere il tempo in ospedale più sereno per i bambini del Meyer. Dona ora per la Play Therapy del Meyer.