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L’arte ci circonda ogni giorno, spesso senza che ce ne accorgiamo. È nei quadri che osserviamo in una mostra, nelle illustrazioni che accompagnano una storia, nelle animazioni che prendono vita sullo schermo. È un linguaggio fatto di segni, forme e colori capace di raccontare senza bisogno di spiegare. Poi ci sono momenti in cui questo stesso linguaggio diventa più personale: quando usiamo l’arte per concentrarci, per esprimerci o perché vogliamo semplicemente ritrovare uno spazio nostro. Ed è proprio qui che sta la sua forza terapeutica: l’arte permette di dare forma a ciò che sentiamo, anche quando non sappiamo definirlo con le parole. Da questa riflessione, seguita poi da studi strutturati e ricerche approfondite, prende origine l’arteterapia, una pratica che utilizza il linguaggio visivo e creativo per supportare benessere emotivo e psicologico, uno strumento concreto che aiuta bambini, bambine e adolescenti a esprimersi, a sentirsi coinvolti, a recuperare uno spazio personale. Oggi scopriremo insieme cos’è l’arteterapia, come funziona, quali benefici può offrire e il suo ruolo in un ospedale pediatrico come il Meyer.
L’arteterapia è una pratica nata nel Novecento, inizialmente in ambito psicologico e psichiatrico, che utilizza il processo creativo e materiali quali colori, creta e collage come mezzi per sostenere il benessere emotivo e psicologico. Può servire per elaborare emozioni, traumi e migliorare la conoscenza di sé in un ambiente protetto e non giudicante. Non è un corso di disegno, né un’attività finalizzata a imparare tecniche artistiche. Quando parliamo di arteterapia non parliamo di “saper fare”, ma di poter esprimere. L’obiettivo dell’arteterapia, infatti, non è il risultato finale, ma il percorso in cui viene coinvolta la persona. Un disegno incompleto, un colore scelto senza pensarci troppo, una forma che si ripete: tutto questo diventa parte di un processo che permette di esplorare emozioni, vissuti e stati d’animo. Un bambino, ad esempio, può usare colori molto forti per rappresentare qualcosa che lo agita, oppure riempire un foglio di segni ripetitivi quando è in attesa. Non è importante “cosa viene fuori”, ma ciò che accade mentre si crea. Ed è in questo processo, semplice solo in apparenza, che si apre uno spazio autentico di espressione, in cui ogni gesto, anche il più piccolo, può avere un significato importante.
Quando si parla di arteterapia, è importante distinguere tra due livelli diversi. L’arteterapia ricreativa è accessibile a tutti e ha come obiettivo il benessere generale, senza finalità terapeutiche profonde. Può trattarsi di un laboratorio creativo, di un’attività proposta per stimolare la fantasia o per offrire un momento di svago. In questo caso, l’attenzione è sull’esperienza condivisa e sul piacere di creare. L’obiettivo è principalmente la crescita personale e il setting libero. L’arteterapia clinica, invece, si inserisce all’interno di un percorso più strutturato perché in questo caso il processo creativo mira a trattare disturbi psicologici o fisici e diventa un vero e proprio strumento terapeutico, utilizzato con intenzionalità e attenzione ai bisogni della persona. Colorare un disegno insieme ad altri, ad esempio, può essere un’attività piacevole e utile. Può aiutare a ridurre lo stress o favorire il rilassamento e la concentrazione. Ma quando quell’attività viene guidata da un professionista (ad esempio durante una seduta in uno studio psicologico), che osserva, accompagna e utilizza ciò che emerge per sostenere un percorso emotivo, allora siamo nel campo dell’arteterapia clinica.
L’arteterapia nasce nel corso del Novecento, in un periodo in cui si inizia a riconoscere sempre di più l’importanza della dimensione psicologica nella cura della persona. Le prime applicazioni avvengono in ambito psichiatrico, influenzate dalle teorie psicoanalitiche e umanistiche. L’idea di fondo è che l’arte possa offrire un accesso diretto al mondo interiore. A differenza del linguaggio verbale, che richiede strutturazione e consapevolezza, il linguaggio visivo è più immediato. Permette di esprimere anche ciò che non è ancora chiaro o definito. Questo è particolarmente utile in situazioni di stress, trauma o malattia. Disegnare, modellare, creare permette di portare all’esterno emozioni difficili e di dare loro una forma visibile. Allo stesso tempo, il processo creativo restituisce una sensazione di controllo. In un contesto in cui molte cose non dipendono dalla persona, poter scegliere un colore, un gesto, una forma diventa un’esperienza significativa.
L’arteterapia prende forma all’interno di uno spazio pensato per accogliere, senza aspettative e senza giudizio. Non è tanto il luogo fisico a fare la differenza, quanto il tipo di esperienza che viene costruita: uno spazio in cui è possibile fare, sperimentare, fermarsi, cambiare idea, senza dover arrivare a un risultato preciso.
I materiali sono semplici, ma scelti con attenzione: colori, fogli, creta, stoffe, immagini. Oggetti che possono essere toccati, trasformati, combinati. È proprio qui che si attiva il processo terapeutico. Nel momento in cui una persona inizia a creare, si mette in moto qualcosa che coinvolge pensieri, emozioni, corpo. Il gesto creativo diventa un modo per entrare in contatto con ciò che si sta vivendo.
Il ruolo dell’arteterapista è centrale, ma mai invasivo. Non guida verso un risultato, non corregge, non interpreta in modo diretto. Osserva il processo, sostiene, restituisce presenza. È una figura che accompagna senza dirigere, che crea le condizioni perché l’esperienza possa svilupparsi in modo autentico.
Ogni seduta ha una sua unicità, ma esistono alcuni passaggi ricorrenti che aiutano a dare struttura all’esperienza.
È proprio questa struttura flessibile che rende la seduta uno spazio riconoscibile, ma mai rigido.
Le tecniche utilizzate in arteterapia sono molte e vengono scelte in base all’età, alle condizioni e agli obiettivi del percorso. Non esiste una tecnica “giusta”, ma strumenti diversi che permettono modalità espressive differenti. Tra le più utilizzate troviamo, ad esempio:
Ogni tecnica non è mai fine a sé stessa, ma diventa un mezzo per entrare in relazione con ciò che si sta vivendo.
I benefici dell’arteterapia sono oggi riconosciuti e supportati da numerosi studi. Quando bambini e adolescenti hanno la possibilità di esprimersi attraverso il disegno, il colore o la manipolazione, cambia il modo in cui attraversano ciò che stanno vivendo. Si crea uno spazio personale, riconoscibile, che restituisce un senso di continuità.
Tra i principali benefici abbiamo:
In arteterapia, soprattutto con i bambini e gli adolescenti, vengono spesso utilizzati esercizi semplici ma molto efficaci per lavorare sulle emozioni. Un esempio è quello di associare colori diversi alle emozioni. Il bambino o la bambina può scegliere un colore per la paura, uno per la felicità, uno per la rabbia, e riempire il foglio seguendo queste associazioni. Non è importante il risultato estetico, ma il processo di riconoscimento. Un’altra attività è la creazione di un “contenitore delle paure” con la creta. Modellare una forma che racchiude ciò che spaventa permette di dare un confine a qualcosa che spesso appare indefinito. Infine, si può lavorare su un collage della propria storia, utilizzando immagini, ritagli, colori. Questo tipo di attività aiuta a mettere insieme esperienze diverse, dando loro un senso più organizzato.
L’arteterapia può coinvolgere persone di ogni età e in momenti molto differenti della vita, perché il linguaggio creativo è accessibile a tutti e tutte. Per questo viene utilizzata sia in contesti clinici sia in percorsi di supporto al benessere, con obiettivi che cambiano in base all’età, alla situazione e ai bisogni della persona. È importante però distinguere due prospettive: chi è il destinatario o la destinataria dell’intervento e chi lo conduce.
La formazione dedicata è quindi fondamentale, così come la supervisione continua. Lavorare con materiali creativi in un contesto di cura richiede attenzione, responsabilità e capacità di leggere ciò che accade senza forzare. È proprio questa preparazione che permette all’arteterapia di essere un intervento serio e rispettoso, capace di adattarsi alla persona e al momento che sta vivendo.
All’ospedale Meyer, l’arte fa parte di una visione più ampia che guarda all’esperienza complessiva di bambini e bambine durante la permanenza in ospedale. Non è solo un elemento estetico o decorativo, ma un linguaggio capace di influire sul modo in cui gli spazi vengono percepiti e vissuti, contribuendo a renderli più accoglienti, riconoscibili e vicini all’immaginario dell’infanzia. L’arte, al Meyer, è parte attiva degli spazi e dell’esperienza. Corridoi, reparti, sale d’attesa diventano luoghi “abitati” dall’arte: sono colorati, pensati su misura per bambini e bambine, ricchi di immagini, forme e dettagli fantasiosi. Ne è un esempio la “Stanza delle Stelle”, uno spazio all’interno del Pronto Soccorso dedicato alle procedure di sedazione, completamente trasformato in un ambiente a tema spaziale. In questo luogo, colori e immagini non sono semplici dettagli estetici, ma contribuiscono a creare un’atmosfera diversa, capace di accogliere e rassicurare. Il bambino o la bambina non entra solo in una stanza medica, ma in uno spazio che richiama l’immaginazione, che distrae, che rende più comprensibile e meno distante ciò che sta per accadere.
Accanto all’arte, vista come dimensione che attraversa gli ambienti, il Meyer promuove anche attività creative e laboratoriali all’interno del progetto Play Therapy. C’è la musicoterapia, che trasforma il ritmo e la melodia in modo per entrare in contatto ed esprimersi. Ci sono poi i clown in corsia, che con il loro linguaggio fatto di gioco e improvvisazione riescono a cambiare l’atmosfera anche nei momenti più sospesi della giornata. La pet therapy, invece, introduce una presenza diversa: gli animali diventano mediatori relazionali, capaci di avvicinare, rassicurare e creare piccoli momenti di connessione autentica. E poi ci sono spazi come la LudoBiblio, dove il gioco e la lettura tornano a essere parte della quotidianità, offrendo un tempo che non è solo attesa, ma esperienza. Tutte queste attività non funzionano come elementi separati, ma si intrecciano tra loro. Ognuna ha una sua specificità, ma insieme costruiscono un grande progetto, quello della Play Therapy che tiene conto di ogni bambino o bambina nella sua interezza. Non cambiano il motivo per cui si è in ospedale, ma cambiano il modo in cui quel tempo viene vissuto.
Dietro ogni laboratorio, ogni attività, ogni momento creativo c’è il lavoro continuo della Fondazione Meyer e il contributo di tante persone. Ogni donazione si tramuta in materiali che arrivano nei reparti, in professionisti che possono entrare nelle stanze, in attività che diventano parte della quotidianità di bambini e bambine. Possibilità concrete che influenzano l’esperienza dei bambini e delle loro famiglie.
Sostenere l’arteterapia significa contribuire a mantenere vivo il progetto di Play Therapy. Significa permettere che, anche dentro l’ospedale, ci sia un luogo in cui creare, immaginare, dare forma a ciò che si sta vivendo. È un modo semplice e diretto per partecipare a qualcosa che prende forma ogni giorno. E anche tu puoi farlo, donando per il progetto Play Therapy.
Ogni giorno al Meyer, l’arte cura. Aiutaci a mantenerla viva.