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Alice è arrivata al Meyer, come infermiera, nel 2009. Da quel giorno non ha mai lasciato il reparto in cui era approdata, la Terapia Intensiva Neonatale (TIN), e oggi ne è coordinatrice infermieristica.
Quello che sente per il suo lavoro affiora negli occhi mentre lo racconta:
“Da noi arrivano bambini minuscoli, spesso a pochi minuti dalla nascita, e in molti casi poi la loro permanenza dura mesi: in quel tempo si creano legami intensi”.
Un tempo dilatato, scandito dal suono degli allarmi dei macchinari del reparto e dalla luce morbida che filtra dalle finestre e va ad appoggiarsi sui profili in miniatura che sbucano dai lenzuolini.
La TIN è un luogo di cure intensive, di apprensione, di mille emozioni diverse, dove la vita, appena cominciata, deve registrarsi su frequenze spesso inattese. È un posto realmente speciale.
Ci ha riflettuto, Alice:
“Penso spesso che noi che lavoriamo in TIN siamo tra i primi a vedere riunita quella triade meravigliosa costituita dal bambino e dai suoi genitori: per me è un privilegio, siamo spettatori di una cosa incantevole”.
Sarà anche per questo che, spesso, le connessioni che si creano in TIN non si interrompono quando il piccolo viene dimesso.
Ecco che allora, anche dopo tanti anni, una mamma per strada la riconosce: “Ma tu sei Alice, l’infermiera della TIN!”. Oppure accade che, Natale dopo Natale, ci siano bimbi, nel frattempo diventati ragazzi, che tornano a trovare Alice e i suoi colleghi del reparto, pieni di affetto e riconoscenza. Attimi che portano con loro il sole, che restituiscono la grandezza di un impegno – il loro – bellissimo e faticoso.
Uno dei momenti più speciali del lavoro con i neonati della TIN è quello del Trasporto Neonatale Protetto. Un servizio che ha da poco festeggiato i trent’anni di attività, una cicogna speciale che negli anni ha fatto viaggiare in sicurezza oltre 6mila bambini. Attivo ventiquattro ore su ventiquattro, con un’équipe medico infermieristica altamente specializzata, questo servizio è un vero e proprio “reparto in movimento”, attrezzato perché i piccoli possano cominciare le cure ancora prima di raggiungere l’ospedale:
“Con la nostra ambulanza dedicata, arriviamo a prendere i bambini che hanno bisogno di un ricovero al Meyer direttamente nei punti nascita: in quell’attimo i genitori ci affidano quanto hanno di più caro, diventiamo custodi di un bene infinito. Tutte le volte, per me, è un’emozione indescrivibile”.
Un’immagine dopo l’altra, Alice tira le fila del suo fare e del suo sentire e disegna questa sintesi per noi:
“Lavorare in Tin è questo: non è solo occuparsi dell’igiene, non è solo somministrare le terapie: è esserci. Esserci sempre, esserci nonostante tutto, anche e soprattutto quando le situazioni sono particolarmente delicate”.