Alice è arrivata al Meyer, come infermiera, nel 2009. Da quel giorno non ha mai lasciato il reparto in cui era approdata, la Terapia Intensiva Neonatale (TIN), e oggi ne è coordinatrice infermieristica. (altro…)

Lo aveva deciso già da piccola, che da grande avrebbe fatto il medico. Al punto che la sua pediatra, che lo aveva evidentemente intuito, un giorno le suggerì: “Perché non inizi facendo la volontaria al Meyer, Annalisa?” (altro…)

Ogni mattina esce di casa prestissimo con la precisa volontà di arrivare a lavoro a accompagnato dal silenzio e dalla quiete di quell’ora speciale del giorno.

Lo fa con una convinzione matura:

“Negli anni ho imparato che l’equilibrio, specialmente quando si fa un mestiere complesso, va protetto e custodito quotidianamente e ricavarsi momenti di calma per me è fondamentale”.

Il professor Giovanni Beltrami è il responsabile di Ortopedia e traumatologia pediatrica del Meyer, con una specializzazione appassionata in ortopedia oncologica.
Questo vuol dire che ogni giorno incontra ed assiste soprattutto bambini con situazioni cliniche molto complesse:

“Ci troviamo quotidianamente a confronto con bambini e genitori che in quel momento hanno bisogno di tutto, dall’assistenza al conforto: per questo è fondamentale porsi in relazione con loro con determinazione e grande umanità, senza scoraggiarsi, diventando sempre più capaci di prendersi cura anche delle complicanze”, racconta.

La sua settimana si divide tra la sala operatoria (dove conduce interventi anche molto complicati, mettendo a punto ed impiantando protesi sempre più personalizzate), le consulenze ortopediche nei reparti e le visite negli ambulatori.

“Nello specifico dell’ortopedia oncologica, la complessità dei casi rende fondamentale il confronto multidisciplinare continuo tra colleghi, ed è un aspetto del mio lavoro che amo molto”.

Come guida del reparto, crede molto nella valorizzazione delle diversità di ognuno, per fare in modo che chi riesce bene in qualcosa possa occuparsene e diventarne responsabile:

“Così, tutti insieme, possiamo costruire un gruppo sempre più capace di dare risposta a tutte le esigenze ortopediche dei piccoli pazienti”.

Ci pensa un attimo:

“Mi ritengo molto fortunato, perché lavoro tra giovani: con loro cerco di fare quello che a suo tempo è stato fatto con me, che sono stato motivato e accompagnato nel mio percorso di crescita professionale dai miei maestri”.

Quando racconta le sue fortune – questo dottore che per ricaricarsi ha bisogno di orizzonti e panorami – nomina subito la sua famiglia e gli amici.
Lo fa con grande amore e riconoscenza negli occhi, e deve essere lo stesso binomio che li rende lucidi quando racconta di certi momenti del suo lavoro.
Come uno vissuto da poco, quando ha raggiunto Abu Dhabi, con una missione ministeriale della quale ha fatto parte anche il Meyer, per operare alcuni bambini di Gaza vittime del conflitto:

“Lì mi è successa una cosa molto emozionante. Ho trovato il coraggio di guardare il bambino che avevo davanti negli occhi, e lui mi ha portato lontano”.

Sono stati giorni emotivamente molto intensi, perché il nostro dottore si è trovato a curare bambini e ragazzi colpiti dalle bombe, alcuni feriti in modo irreversibile agli arti. Prima e dopo, ha fatto lo stesso anche al Meyer, che in questi mesi ha accolto altri di questi bambini:

“La missione di un medico è quella di fare sempre il possibile per fare stare meglio chi abbiamo davanti, anche quando questo non ti fa dormire la notte, anche quando sai che purtroppo non potrà essere risolutivo”.

E poi una mamma, una volta, gli ha insegnato una cosa grande:

“Guardando il suo bambino, che a causa di un tumore rischiava di perdere l’uso delle braccia, dopo aver perso quello delle gambe, mi ha detto: è come se fosse anche suo figlio, possibile che non riesca a trovare una soluzione?”.

Quella volta ci è riuscito.

E da quel giorno, provando sempre a dare una risposta a questa difficilissima domanda, per lui tutti i bambini sono diventati quel bambino.

Il panettone che fa bene

Il dolce, in versione artigianale firmata da Luisanna Messeri è in vendita nei Coop.fi fino al 24 dicembre per sostenere l’ospedale pediatrico fiorentino nelle attività di ricerca e nell’acquisto di apparecchiature diagnostiche (altro…)

Simona Argentieri, medico psicoanalista, membro ordinario e didatta dell’Associazione Italiana di Psicoanalisi e dell’International Psyco-Analitical Association, è impegnata nel campo dell’etica e bioetica in medicina. (altro…)

MiaDi, cena di beneficenza 2025

Nella suggestiva cornice del PalaBigMat di Firenze, si è svolta l’annuale cena del Progetto MiaDi della Fondazione dell’Ospedale Pediatrico Meyer. (altro…)

 

La dottoressa Rosanna Martin guida il servizio di Psicologia Ospedaliera del Meyer. Si occupa, cioè, di uno di quei preziosi tasselli che ogni giorno garantiscono ai pazienti dell’ospedale e alle loro famiglie di trovare nel Meyer un “porto sicuro”. (altro…)

Sabato 1 marzo 2025 – Il nuovo Circolo Mcl Giuseppe Fanin è entusiasta di invitarvi a una serata speciale dedicata alla solidarietà e all’amore verso i bambini dell’Oncoematologia Pediatrica dell’Ospedale Anna Meyer di Firenze.

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Eccolo che arriva in Hall Serra con i suoi enormi scarponi un po’ rossi e un po’ no. Indossa il camice, questo sì: ma a tracolla porta un chitarrino (ukulele, pardon) e dal taschino spuntano delle bolle di sapone.

Piacere, Dottor Questo: di mestiere ospi-clown, al lavoro al Meyer dal 2007 nella squadra di clownterapia.

È lui una delle anime di questa speciale attività di accoglienza nella quale il nostro ospedale e la nostra Fondazione hanno creduto da sempre. Daniele Guaragna – questo il suo nome – è uno dei nove professionisti di Soccorso Clown che tre volte a settimana portano questa speciale terapia in ospedale.

Impossibile fare cinque passi accanto a lui senza che un bimbo non lo fermi, una mamma non lo saluti, una nonna non sorrida. E allora succede una cosa piuttosto speciale: si sale tutti a bordo.

“Quando entriamo in azione con un intervento di clownterapia, è un po’ come se si creasse un “micro-mondo” del quale fanno parte il bambino, la sua famiglia e gli operatori sanitari: cerchiamo sempre di coinvolgere tutti. E allora, nascono momenti felici, tipo: il bambino inizia a ridere, il babbo e la mamma fanno un video e l’infermiere diventa il regista che dice ‘ciak si gira’, mentre noi ne combiniamo di tutti i colori”.

Sono momenti leggeri e luminosi come le bolle di sapone che il dottor Questo soffia in giro per l’ospedale. Eppure carichi di valore:

“Non si tratta, sempre e solo di far ridere i bambini: a volte l’obiettivo può essere smettere di farli piangere, far passare la paura prima di un prelievo o di una medicazione, farli arrivare un po’ più sereni a un intervento chirurgico”, racconta il nostro.

In tanti anni di attività appassionata, e grazie a una formazione specifica dedicata a questo, Daniele ha imparato come si diluisce la tensione e quanto è importante farlo nei momenti giusti:

“Ad esempio, sappiamo che per far sopportare meglio un prelievo dobbiamo intervenire già da prima, per riuscire a creare un ‘tappeto di comunicazione’ e aiutare il bambino ad attraversare quel ponte immaginario che lo aiuta a superare la difficoltà del momento”.

I clown ospedalieri lavorano in coppia, e se è necessario in dei momenti anche da soli. Inciampano, si rialzano e portano il loro brio e i loro nasi rossi dove serve, in tutti i reparti. Spesso ad attivarli è proprio il personale sanitario del Meyer, che richiede il loro intervento per aiutare i piccoli pazienti che si trovano ad affrontare momenti impegnativi.

A disposizione, il Dottor Questo e i suoi colleghi hanno una farmacia speciale: palline che spariscono per magia quando arrivano nelle mani dei bimbi increduli, le note allegre (oppure un po’ scordate) dell’ukulele, uno scarpone maldestro che strappa una risata, una rana pupazzo di nome Patacca. Un umorismo esperto, capace di fare il solletico ai bambini.

Il fine è sempre uno: “prendere” i bimbi alle prese con un percorso di cura, e portarli in un’altra dimensione.

“Spesso lo facciamo attraverso i genitori: se loro per primi scoppiano a ridere, nella stanza sale il livello di energia positiva, il bambino è più disteso, e allora la missione è compiuta ed è il momento, per noi, di uscire. Magari sbattendo contro la porta, ed ascoltandoli ridere mentre ci allontaniamo”.

Vi presentiamo Martina Buzzin

Martina lavora al Meyer da 8 anni, ma il suo legame con l’ospedale è nato durante un tirocinio che le ha cambiato la vita.
? Oggi si occupa di radiologia medica e ogni giorno esegue esami sui piccoli pazienti, con delicatezza e precisione.

 

Giovanna e Giovanni, 60 anni di matrimonio per il Meyer

Niente regali, ma aiuti per il Meyer: questa è la storia di Giovanna e Giovanni che, per festeggiare i loro 60 anni di matrimonio, hanno scelto un gesto d’amore nei confronti di tanti bambini in difficoltà. ?

Un esempio di generosità che ci ricorda quanto ognuno di noi possa fare la differenza.

 

Un nuovo volto per il piccolo Hussein, dall’Iraq al Meyer per risolvere una grave malformazione

 
Adesso, dopo lunghi trattamenti e diversi interventi chirurgici avanzatissimi, può chiudere la bocca, parlare e mangiare come tutti e ha fatto ritorno a casa. Al Meyer, con grande impegno, ha persino imparato a leggere, scrivere e suonare il pianoforte, grazie alla Scuola in ospedale e al supporto di tante persone del “mondo Meyer”.

Quando Hussein è arrivato al Meyer non poteva né parlare, né alimentarsi normalmente: una estesa malformazione venosa del cavo orale, della guancia, della lingua e del labbro inferiore gli impediva anche di poter chiudere la bocca. Oggi, dopo 3 interventi chirurgici ed oltre un anno di cure, Hussein, 12 anni, insieme alla sua mamma è tornato a casa, in Iraq, dove ha trovato ad aspettarlo la sorellina, il fratello e il babbo. Ha un volto nuovo e adesso può parlare e mangiare come tutti i suoi coetanei. Non solo: in questo anno di cure, grazie alla Scuola in ospedale, ha imparato anche a leggere e scrivere e, accompagnato da tante persone del Meyer, ha scoperto un mondo tutto nuovo.

La malformazione e gli interventi. Arrivato in Italia dall’Iraq per il tramite di Emergenza Sorrisi Onlus, Hussein è stato immediatamente preso in carico al Meyer, dall’equipe di chirurghi guidata da Flavio Facchini, chirurgo plastico ricostruttivo pediatrico. Gli interventi per risolvere la malformazione sono stati molto complessi. Per prima cosa, i broncoscopisti del Meyer, sotto la guida del dottor Roberto Baggi, hanno dovuto praticare una tracheotomia, necessaria per affrontare in sicurezza le fasi successive. Quindi, in collaborazione con Careggi, sotto la guida del dottor Nicola Limbucci, responsabile delll’Interventistica neurovascolare dell’AOUC, sono state effettuate ripetute sclero-embolizzazioni, ovvero trattamenti volti ad “asciugare” la lesione dall’interno attraverso la somministrazione di un farmaco chemioterapico. Si è dunque proceduto agli interventi chirurgici per ridurre il labbro e ricostruire integralmente la lingua, ricorrendo ad avanzatissime tecniche di correzione delle anomalie vascolari, in tandem con i neurochirurghi del Meyer guidati da dott. Lorenzo Genitori. I trattamenti chirurgici sono stati caratterizzati dall’uso di una speciale tecnica di sutura che ha consentito di chiudere i vasi a monte dei tessuti da asportare, riducendo notevolmente il rischio di emorragie. Pochi giorni fa, infine, è stato chiuso chirurgicamente anche il foro della tracheotomia: questa per Hussein è stata la fine di un lungo percorso, che ha festeggiato con una videochiamata alla famiglia lontana: “Finito!”, ha detto alla sorellina che lo guardava dal telefono.

Una storia corale. Ma non finisce qui: la storia di Hussein è quella di un ospedale intero che si è stretto intorno a lui. Insieme a medici e infermieri, ha avuto un ruolo importantissimo il servizio di Psicologia ospedaliera, che ha seguito lui e la sua mamma fin dall’inizio del delicato percorso di accettazione delle cure: entrambi hanno avuto una straordinaria capacità di adattamento al contesto e alla cultura diversi in cui si sono trovati immersi.
Decisiva, per lui, è stata anche la frequenza della Scuola in ospedale: seguito dalla maestra Susy, Hussein, con grande tenacia, ha familiarizzato con il “mondo Meyer” e piano piano ha imparato a scrivere, a leggere, a contare e si è lanciato con successo persino nell’apprendimento del pianoforte. Ha costruito burattini, imparando in questo modo a rappresentare se stesso, e ha cominciato a raccontare le sue emozioni disegnando e pitturando.
Specialmente nei momenti più difficili ha trovato al suo fianco i clown ospedalieri del Meyer pronti a strappargli una risata, insieme a tutti gli altri servizi di accoglienza sostenuti dalla Fondazione Meyer. Lui e la sua mamma, durante questi mesi in cui ai lunghi ricoveri si sono alternate visite di controllo periodiche, grazie al servizio di assistenza sociale dell’ospedale sono stati accolti all’interno della rete di ospitalità del Meyer a Casa Don Lelio, seguiti con affetto da tutti. A monte, il servizio di mediazione culturale ha consentito di sormontare la barriera linguistica e di fare in modo che Hussein si potesse avvicinare a tutto questo con meno timori e tanta fiducia, la stessa che ora brilla nel suo nuovo sorriso.

Le persone del Meyer, il dott. Francesco Silenzi

Il Dottor Francesco Silenzi è al Meyer da oltre vent’anni. Oggi, oltre a lavorare in Pronto Soccorso, è il referente del Trauma Center del nostro ospedale e dedica il suo impegno quotidiano alle emergenze. Il suo lavoro è di aiuto per bambini e famiglie che, a causa di traumi o patologie, necessitano di un’assistenza tempestiva e altamente specializzata. La dedizione del Dottor Silenzi, costantemente al fianco dei piccoli pazienti nei momenti più critici, riflette la missione del Meyer di offrire cure immediate e di eccellenza, garantendo sicurezza e conforto a chi ne ha più bisogno.

E’ pronto tutti a tavola

“È pronto… tutti a tavola!” è la cena evento che si è svolta il 22 giugno nel giardino della Famiglia Ulivieri a Vangile, in provincia di Pistoia. Da 12 anni, Giulio, Alessandra e Luigi organizzano questa cena speciale per raccogliere fondi per il reparto di Nefrologia e Dialisi, guidato dalla prof.ssa e ricercatrice Paola Romagnani. L’evento di quest’anno ha coinvolto 180 persone, tra amici, parenti e conoscenti, che hanno contribuito alla raccolta fondi. Scopri la storia di questo evento speciale. ?

La storia di Celeste

“Un’esperienza meravigliosa, che mi ha cambiata per sempre, ma in meglio”. È così che Celeste racconta, a distanza di anni, la sua esperienza al Meyer. Scopri la sua storia e, con una donazione, aiutaci a scrivere altre storia come la sua. ?

 

Cento anni di vita, un gesto d’amore senza tempo. Questa è la storia di Liliana che, in occasione del suo compleanno, ha scelto di donare al Meyer anziché ricevere. Un’iniziativa che parla di generosità e solidarietà e di come festeggiare la vita significhi condividere la gioia con chi ha più bisogno. Grazie, Liliana, per averci insegnato che l’amore si manifesta nel dare. ?

Questa è la storia di Susy Mariniello, Maestra della scuola primaria dell’Ospedale Meyer che, da cinque anni, accompagna i bambini ricoverati nel loro percorso scolastico, offrendo opportunità uniche di apprendimento e sostegno.

Per Susy, essere maestra al Meyer significa aiutare i piccoli pazienti ad affrontare le sfide della malattia attraverso l’istruzione e il sostegno emotivo. Con la sua Scuola all’Incontrario, Susy crea un ambiente accogliente e stimolante, dove ogni lezione parte dalla domanda: cosa hai voglia di fare oggi per stare bene insieme?

Un approccio educativo che mette al centro il benessere dei bambini e la loro voglia di tornare a casa. ?

 

Quest’anno, al Meyer, la campanella ha suonato anche per loro: per i bambini tra 3 e 6 anni ricoverati, che, per la prima volta, possono frequentare la scuola dell’infanzia in ospedale. Sono già una trentina i piccoli iscritti a questa nuova realtà decollata con l’inizio dell’anno scolastico appena avviato: si tratta di bambini con malattie croniche o di bimbi che comunque devono affrontare un ricovero di oltre 15 giorni.

Come funziona. La scuola dell’infanzia può contare su una maestra dedicata, la maestra Antonella, affiancata da alcune tirocinanti. Ogni giorno, dal lunedì al venerdì, vengono condotte attività educative e laboratori di vario genere, come quelli di manipolazione, pittura, lettura, musica, creatività e riciclo. In queste prime due settimane di scuola, ne sono già state realizzate circa duecento, destinate sia ai bambini effettivamente iscritti, sia ai piccoli ricoverati della stessa fascia di età che hanno comunque potuto seguirle. L’attività è individuale, o organizzata in piccolissimi gruppi, e può svolgersi, a seconda delle esigenze dei bambini, sia nella stanza dove i piccoli sono ricoverati, sia negli ambienti della scuola in ospedale, sia in Ludoteca o all’interno dell’ABF Educational center “Maria Manetti Shrem” del Meyer dove si tengono anche i laboratori di arte e musica. E così, tra un girotondo, un libro letto insieme e una canzone suonata alla chitarra, i piccoli possono sentirsi un po’ più a casa e non devono rinunciare alla didattica e al gioco.

Gli interventi educativo-formativi sono curati in sinergia tra i docenti delle scuole di appartenenza e i docenti della scuola con sezione ospedaliera, che nel caso del Meyer è la scuola dell’infanzia Matteotti, presso l’Istituto comprensivo Poliziano. E proprio al legame con le classi di provenienza è dedicata un’attenzione speciale, con la possibilità di attivare progetti congiunti e attività condivise a distanza che consentano ai piccoli, anche durante i ricoveri, di coltivare quelle preziose relazioni ed abitudini che fanno parte della quotidianità di ogni bambino.

La scuola in ospedale del Meyer. Il progetto pilota, primo in Toscana, è stato reso possibile dalla convenzione stipulata dall’Ufficio scolastico regionale per la Toscana, l’Ufficio scolastico provinciale V di Firenze, l’Azienda ospedaliera universitaria Meyer Irccs e l’Istituto comprensivo Poliziano di Firenze. Da più di 20 anni bambini e adolescenti del Meyer possono accedere al servizio di Scuola in ospedale (e/o di istruzione domiciliare) attivi per gli alunni di ogni ordine e grado di scuola, e in ospedale possono sostenere anche gli esami di Stato del primo e del secondo ciclo di scuola secondaria. Questo diritto fondamentale è garantito da un protocollo d’intesa tra l’AOU Meyer Irccs, l’Ufficio Scolastico Regionale della Toscana, gli insegnanti volontari dell’associazione Amici del Meyer, la Fondazione Meyer e la Azienda Usl Toscana Centro.

MiaDi, cena di beneficenza 2024

Nell’esclusiva cornice dell’Auditorium del Centro Tecnico di Coverciano si è svolta la cena di gala del Progetto Miadi della Fondazione dell’Ospedale Pediatrico Meyer a cui hanno partecipato più di 300 persone. L’evento, che è stata realizzato con la collaborazione ed il patrocino della Federazione Italiana Giuoco Calcio, è stata preceduta da una visita al Museo del Calcio ed ha avuto lo scopo di raccogliere fondi a sostegno dell’attività di Screening Neonatale dell’AOU Meyer IRCCS diretta dal Prof. Giancarlo la Marca.

Erano presenti il Presidente della Regione Toscana Eugenio Giani con il suo portavoce Bernard Dika, l’Assessora del Comune di Firenze Caterina Biti, il Presidente della Fondazione Meyer Marco Carrai e il Segretario Generale Alessandro Benedetti e Lorenzo Pescini, Direttore Amministrativo dell’AOU Meyer IRCCS. Presenti anche per la FIGC Renzo Ulivieri, Presidente Associazione Italiana Allenatori Calcio e Silvia Maci per il Museo del Calcio.

La serata ha visto il sostegno principale di Ruffino 1887, Tripel, CAF – Consorzio Autofficine Fiorentine, Cassetti Gioielli, Doucal’s e delle aziende Selasti, Retail Management, Truck Point, Barucci e Novelli Assicurazioni, Paszkowski, Villa Viviani, CFC, Enic Meetings & Events, Brandini, Iliopesca, Carratelli Luxury Homes, Grafica Znoymo. Hanno poi partecipato Cluxter, Vibrosistemi, Anna Pelletterie, Hydrogeo Ingegneria, Laboratorio Terapeutico M.R., Ottica Galanti, Viaggi Magherini, In.co.r., Alma Carpets S.p.A., Selac Trasporti, Ice Point, Omikron, Keenpac Italia, Neri Bellesi Bistrot, Guya Migliorini.

Pensare che da piccola voleva fare la pittrice. E invece. Paola Romagnani dirige l’unità di Nefrologia e Dialisi del Meyer dal 2010, è ordinario per la stessa disciplina dell’Università di Firenze ed è tra le più affermate ricercatrici internazionali, con oltre 250 pubblicazioni all’attivo.

Ogni giorno si divide in modo paritario tra queste due anime del suo stare nella scienza: la mattina a fianco dei piccoli e giovani pazienti del Meyer, il pomeriggio in laboratorio a portare avanti la ricerca.

“Diciamo che la mia è una motivazione circolare: da una parte dedico molto tempo all’attività clinica, e ho così modo di osservare i risultati di quello che studio, dei progressi della medicina nei piccoli pazienti, in malattie che prima erano incurabili. Dall’altra, proprio grazie al contatto con loro, trovo quotidianamente spunto per mettere a fuoco i bisogni di ricerca, i nodi da indagare, i filoni da approfondire”.

Quanto sia prezioso questo cerchio – e fondamentale il compasso che i medici come Paola manovrano quotidianamente – ce lo dicono gli oltre 3mila pazienti che ogni anno transitano al Meyer per problemi renali.

Ci sono i bimbi in dialisi, altri con malattie rare di interesse nefrologico, altri ancora con sindromi, malformazioni e patologie acute o croniche. Per tutti loro c’è bisogno di una grande squadra che oltre ad un’assistenza 7 giorni su 7 garantisca futuro e prospettive di cura.
Ecco allora che, negli anni, questa grande dottoressa ha sviluppato linee di ricerca che le hanno portato prestigiosi riconoscimenti e grandi conquiste nel campo della nefrologia pediatrica internazionale.

Ha, ad esempio, ricevuto ben tre grant ERC, la più importante forma di finanziamento a livello europeo:

“Grazie all’ultimo ricevuto – racconta – insieme alla mia unità di ricerca ci stiamo dedicando a un progetto che punta a capire perché moltissime malattie renali hanno una frequenza diversa negli uomini e nelle donne. La ragione è ad oggi sconosciuta e ciò ostacola in molti casi lo sviluppo di terapie appropriate che tengano conto delle differenze di genere. Crediamo di aver capito perché questo accade e abbiamo proposto all’ERC un progetto di ricerca finalizzato a verificare la nostra ipotesi”.

La nostra professoressa aveva già vinto uno starting grant nel 2008 e un consolidator grant nel 2015, finanziamenti sempre finalizzati allo sviluppo di cure per combattere le malattie renali, che le hanno permesso, tra l’altro, di creare il Laboratorio di Nefrologia presso il Meyer, una struttura che coinvolge oltre 25 ricercatori ed è dotata di strumentazione d’avanguardia.

Oggi il Centro diretto dalla professoressa occupa un’area di oltre 300 metri quadri, recentemente rinnovata ed è tra i pochi a livello internazionale a lavorare con le tecniche più avanzate di diagnosi genetica e molecolare tramite sequenziamenti esomici del DNA. Di più, la Nefrologia del Meyer comprende al suo interno anche un centro di Malattie renali immunomediate, diretto dal professor Augusto Vaglio.

“Portando avanti la ricerca sui pazienti pediatrici – spiega la professoressa Romagnani – lavoriamo intrinsecamente anche per l’adulto, perché molte malattie renali insorgono proprio durante l’infanzia, anche se esplodono in età adulta e sono uno dei principali rischi di mortalità per malattie cardiovascolari che conosciamo. Solo per alcune malattie renali ci sono delle terapie efficaci, ma quando sono già ad uno stadio avanzato diventa necessario intervenire con la dialisi. Questo è uno dei motivi per cui la ricerca sulla nefrologia pediatrica è di fondamentale importanza”.

Le persone del Meyer: prof. Giovanni Beltrami

Il professor Giovanni Beltrami è il responsabile di Ortopedia e traumatologia pediatrica del Meyer, con una specializzazione appassionata in ortopedia oncologica.

Questo vuol dire che ogni giorno, insieme al suo team, incontra e assiste soprattutto bambini con situazioni cliniche molto complesse:

“Ci troviamo quotidianamente a confronto con bambini e genitori che in quel momento hanno bisogno di tutto, dall’assistenza al conforto: per questo è fondamentale porsi in relazione con loro con determinazione e grande umanità, senza scoraggiarsi, diventando sempre più capaci di prendersi cura anche delle complicanze”.

“Tutti insieme, grazie al contributo di ogni persona che compone l’unità di cui sono responsabile, possiamo costruire un gruppo sempre più capace di dare risposta a tutte le esigenze ortopediche dei piccoli pazienti.
Io mi ritengo molto fortunato, perchè lavoro tra giovani: con loro cerca di fare quello che a suo tempo è stato fatto con me, che sono stato motivato e accompagnato nel mio percorso di crescita professionale dai miei maestri.
La missione di un medico è quella di fare sempre il possibile per fare stare meglio che ha davanti, anche se questo non ti fa dormire la notte, anche quando sai che purtroppo non potrà essere risolutivo.”

Piacere, sono Ginevra!

 

Ginevra è nata 15 anni fa. Subito dopo la sua nascita i medici si sono accorti che la bambina era affetta da una patologia che comporta delle malformazioni nelle ossa del cranio.

A poche settimane di vita, la famiglia ha dovuto lasciare Bibione per il Meyer e affidarsi al Dott. Lorenzo Genitori.

Così è iniziato un viaggio faticoso e impegnativo, caratterizzato da almeno 35 interventi, alcuni anche molto complessi, e un costante monitoraggio che continua tutt’oggi.

“In tutto questo tempo non ci siamo mai sentiti abbandonati. Il Meyer è come una seconda famiglia, e quando partiamo per Firenze ci sembra di andare a trovare dei parenti.”

racconta mamma Sabrina, sottolineando anche l’umanità dei medici, che hanno sempre aiutato Ginevra a vivere serenamente ogni momento.

Grazie Meyer:

“Sono tanti gli aneddoti che potrei raccontare. Ad esempio quando mia figlia era in rianimazione e io passai la notte su un divanetto davanti al reparto: mentre ero assopita ,mi accorsi che i custodi mi avevano messo una coperta addosso… E ancora quella volta in cui scoppiai a piangere e un’infermiera mi invitò a prendere un tè con lei alle due di notte. Piccole attenzioni che fanno la differenza”.

“Il nostro più grande ringraziamento va al dott. Genitori e a tutto il team di medici e infermieri che si è preso cura di noi.”

Grazie: Enrico e Sofia!

Enrico e Sofia sono una coppia di genitori molto affiatati.

Due anni fa il loro figlio, Luca, è stato ricoverato al Meyer per un’operazione urgente.

In un momento di paura e incertezza, Enrico, Sofia e Luca hanno trovato conforto nell’umanità e nella professionalità del personale ospedaliero, che li ha sostenuti in ogni fase del percorso.

La sensibilità con cui l’ospedale è stato progettato, pensato per essere accogliente e rassicurante per i più piccoli, ha reso la loro esperienza meno difficile.

Mossi dalla gratitudine e dal desiderio di aiutare altri bambini e famiglie, Enrico e Sofia hanno deciso di dare un importante contributo alla Fondazione Meyer: un atto d’amore meraviglioso per rendere il Meyer un luogo sempre più bello!

 

 

 

 

 

 

Al Meyer ricostruito il naso a un bambino grazie alla stampa 3D e al suo fratellino

Gli hanno ricostruito il naso progettandolo con l’ausilio della stampa 3D, “copiando” quello del fratellino gemello per ottenere un risultato quanto più possibile naturale. È la storia di un bambino di 5 anni, operato con successo dal team di chirurghi dell’AOU Meyer Irccs, guidato dal dottor Flavio Facchini, specialista in Chirurgia Plastica e Ricostruttiva.

Nato prematuro alla 28esima settimana di gravidanza, il piccolo era privo della piramide nasale a seguito di una complicanza perinatale: di fatto il suo volto risultava senza nasino, con solo due buchini per respirare.

I genitori si sono rivolti al Meyer per iniziare la ricostruzione il prima possibile, per evitare al bambino la grande sofferenza emotiva e le difficoltà sociali a cui sarebbe andato incontro senza un intervento tempestivo.

Utilizzando le moderne tecnologie di scansione 3D è stato possibile acquisire  la geometria del volto del gemello. La forma del naso è stata utilizzata per progettare e stampare strumenti di ausilio al chirurgo: grazie alla tecnologia 3D sono state stampate delle “sagome” che – proprio come fossero delle dime di taglio – sono servite per prelevare frammenti di cartilagine costale del bambino con altissima precisione, rendendo l’intervento il meno invasivo possibile.

Questi frammenti sono stati assemblati, un po’ come le tessere di un puzzle, per costruire l’impalcatura ossea e cartilaginea della piramide nasale, successivamente ricoperta con lembi cutanei prelevati dalla fronte e dal tessuto mucoso del piccolo.

Non solo: sempre utilizzando le immagini 3D del volto del fratello, è stata realizzata anche una maschera trasparente sterile in 3D, che durante l’intervento ha consentito di verificare la perfetta corrispondenza delle dimensioni.

Il primo intervento è durato oltre 7 ore, seguito da un secondo di rifinitura: entrambi sono riusciti perfettamente, il piccolo sta bene, è già a casa ed è tornato all’asilo.

Racconta la mamma: “Fin dal primo contatto avuto con il dottor Facchini e il suo team abbiamo avuto la percezione di poterci affidare totalmente al Meyer: abbiamo trovato una disponibilità ed un’umanità incredibili, ci  hanno accompagnati all’intervento con incontri periodici, affiancandoci e rispondendo a tutte le nostre domande.

È andato tutto benissimo, questo incontro con il Meyer ha restituito al nostro bambino sicurezza in se stesso e la speranza di una vita normale, come quella del suo gemello: guardandosi adesso dice ‘Ora sono davvero come il  mio fratellino e i miei compagni!’”.

Tutto questo è stato possibile grazie alla collaborazione tra i chirurghi del Meyer e T3Ddy (www.t3ddy.org), il laboratorio sostenuto dalla Fondazione Meyer, coordinato dalla professoressa Monica Carfagni per l’Unifi e  dall’ingegner Kathleen McGreevy per il Meyer, dedicato proprio all’introduzione di tecnologie 3D innovative nella pratica clinica.

In sala, insieme al dottor Facchini, c’era la chirurga pediatrica Alessandra Martin, oltre ad anestesisti e infermieri, questi ultimi formati con un corso ad hoc in preparazione agli interventi di questo tipo.

In fase pre-operatoria, ingegneri e medici hanno lavorato fianco a fianco: partendo dalla scansione 3D, gli ingegneri di T3Ddy, guidati dal professor Yary Volpe, hanno ottimizzato il design della ricostruzione per adattarlo perfettamente alla conformazione specifica del paziente, identica a quella del gemello.

Eseguendo una replica stampata in 3D del volto, è stato possibile simulare l’intero intervento due volte prima dell’esecuzione reale in sala operatoria.

Quando Eduardo è nato prematuro, i suoi genitori, Federico e Manuela non si sono persi d’animo e gli sono rimasti sempre accanto fiduciosi. Profondamente riconoscenti per l’assistenza ricevuta al Meyer, hanno deciso di trasformare la gratitudine in azione, diventando donatori fedeli e sostenendo l’ospedale in molteplici modi. Oggi che Eduardo sta iniziando la sua nuova vita a casa, celebriamo la loro storia di amore e generosità. ?

Il piccolo Eduardo è nato il 4 novembre 2023 ed è subito stato ricoverato al Meyer perchè prematuro e con problemi di salute.

I suoi genitori, Federico e Manuela, sono rimasti al suo fianco giorno e notte, fiduciosi che i nostri medici avrebbero guidato il piccolo verso la guarigione. E così è stato.

E non solo: hanno anche partecipato alla Runforlove, la corsa solidale  di San Valentino, organizzata dalla Fondazione Meyer, coinvolgendo altre persone e, dopo le dimissioni di Eduardo, sono tornati per le bomboniere per la nascita… individuando anche quelle per il battesimo.

 

 

 

Quella di Vincenzo è la storia di una rinascita. Perché Vincenzo compirà due anni il prossimo maggio e grazie alla competenza e all’instancabile impegno delle persone del Meyer ha cominciato la sua nuova vita. ?

Vincenzo è nato con una grave atresia dell’esofago e la prospettiva, per lui, era quella di affrontare una trachetomia.

Quando è arrivato al Meyer da Napoli, sua città natale, era intubato e non aveva mai respirato ma i medici sapevano che ce l’avrebbe fatta.

A entrare in azione sono stati i dottori Roberto Baggi, responsabile di Endoscopia Respiratoria Pediatrica e Stefano Avenali, allora Responsabile della Rianimazione Cardiorespiratoria Pediatrica: sono stati loro ad applicare lo stent tracheale che ha permesso a Vincenzo di cominciare il suo lungo percorso verso una autonomia nella respirazione.

Grazie Meyer!

L’esperienza al Meyer, per tutta la famiglia, è stata assolutamente positiva.

“Siamo stati accuditi in modo egregio, sotto tutti i punti di vista – ha detto la mamma – mi è stato permesso di stare sempre accanto a mio figlio.

I medici e gli infermieri mi hanno sempre spiegato tutto e mi sono stati vicino, dando prova di un’umanità non comune. “

 

 

 

Sonia ha deciso che da grande avrebbe fatto l’infermiera quando aveva quattro anni.

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Da paziente a donatrice: la storia di Viola ci ricorda che il vero coraggio si esprime attraverso gesti di generosità. Dopo anni di cure presso il Meyer, Viola ha deciso di mettere all’asta la maglietta autografata ricevuta da Gianluigi Donnarumma, donando il ricavato per sostenere la Fondazione Meyer. Un gesto che ci ispira e che può crescere anche grazie a te. Aiutaci, donando! ? (altro…)

 

“Il Meyer, un casa che accoglie e sostiene!”

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Il dottor Cesare Filippeschi di mestiere fa il dermatologo pediatrico. Al Meyer è arrivato 8 anni fa: facendo una scelta che va un po’ controcorrente, ha deciso di chiudere il suo studio privato e di prestarsi al servizio pubblico.

Eccolo qui. Sono da poco passate le sei di mattina e Cesare cammina per le vie collinari che portano al Meyer: all’alba, sempre, e a piedi. Quattro chilometri e arriva dal suo camice: per scelta, questo dottore simpaticissimo, usa solo mezzi ecologici e rigorosamente condivisi per spostarsi.

Gli piace iniziare il suo lavoro molto presto:

“I miei colleghi mi prendono in giro, dicono che la mattina apro io i cancelli del Meyer”.

La giornata ingrana veloce: c’è da organizzare il lavoro del team, poi arrivano i piccoli pazienti in ambulatorio e poi ancora via in reparto, a fare consulenze:

“Quella del Meyer è una dermatologia molto interdisciplinare – racconta – Ci capita sempre più spesso di fare diagnosi di malattie rare proprio partendo dalla loro espressione cutanea”.

Con grande determinazione, negli anni, l’unità di Dermatologia pediatrica del Meyer è cresciuta e si è conquistata ruoli di pregio anche oltre i confini nazionali:

“Siamo diventati centro di riferimento europeo Ern Skin per le malattie rare della pelle e partecipiamo a molti studi europei. Dentro il Meyer, poi, abbiamo avviato 5 ambulatori multidisciplinari per seguire in modo sinergico bambini con patologie complesse e, proprio poche settimane fa, abbiamo inaugurato anche un master universitario di II livello in Dermatologia pediatrica”.

E poi ci sono 50 pubblicazioni scientifiche firmate in tre anni:

“Oltre alla parte clinica è fondamentale portare avanti la ricerca, per affrontare malattie vecchie e nuove con terapie sempre migliori”.

Le idee questo dottore le ha da sempre molto chiare. Una volta, in seconda media, lo hanno intervistato chiedendogli cosa volesse fare da grande. “Il dottore medico”, rispose lui. Detto, fatto. A un certo punto dei suoi studi poi, ha deciso che voleva occuparsi di bambini:

“Ho capito che lavorando con loro c’era sempre qualcosa in più, che comunicare con loro era sempre bello e genuino”.

E non lo diceva per dire: di bimbi suoi ne ha avuti sei, e l’altra metà della sua vita la dedica a prendersi cura della pelle di piccoli e giovani. Con un aspetto della sua missione in cui crede molto:

“Quando prendo in carico un bambino cerco sempre di porre tanta attenzione all’accoglienza della famiglia nella sua totalità. A volte, nelle situazioni più difficili, questo può voler dire anche saper “contenere”, attraverso l’ascolto, le reazioni degli adulti- racconta con entusiasmo – Per questo cerco di trasmettere anche ai giovani medici specializzandi l’importanza della comunicazione empatica, che deve essere sempre al centro dell’assistenza medica, più che mai di quella pediatrica”.

 

 

 

 

Pillole di salute: l’obesità in età pediatrica

 

Scopri con il Dottor Stefano Stagi, Pediatra Endocrinologo e Professore Associato di Pediatria, le sfide e le soluzioni legate all’obesità in età pediatrica. Un viaggio informativo per promuovere la salute e uno stile di vita sano e corretto. ? Trovi utile questo contenuto e vuoi sostenere il lavoro della Fondazione Meyer? Dona ora, insieme possiamo fare la differenza per la salute dei più piccoli. (altro…)

Piacere, siamo i genitori di Maria Francesca.

Storia di un salvataggio eccezionale.

Maria Francesca è stata salvata al Meyer grazie a una diagnosi prenatale eccezionale e un complicato intervento chirurgico. (altro…)

Grazie Lucia!

Una classe che si ritrova dopo 40 anni, una bambina salvata dal Meyer rimasta nel cuore degli alunni per anni, un’insegnante che decide di trasformare quest’esperienza in occasione per fare del bene: (altro…)

Erica Bencini è una ginecologa pediatrica e al Meyer guida l’ambulatorio che si occupa proprio di questa specialità.

Quando ha cominciato a lavorarci, l’ospedale era ancora “l’ospedalino”, nella vecchia sede di via Luca Giordano a Firenze: Erica lo ha visto crescere e anche lei ha partecipato al processo di trasformazione che ha reso il Meyer quello che è oggi.

“Me lo ricordo ancora – riavvolge il nastro – quando la struttura era ancora un cantiere e facevamo i sopralluoghi per organizzare gli spazi dove poi avremmo allestito il servizio”.

Poco dopo la partenza entusiasta del nuovissimo ambulatorio di Ginecologia pediatrica, però, a Erica è capitato addosso uno di quei fatti che cambia tutti gli altri: una delle sue tre figlie si è gravemente ammalata e ha avuto bisogno di due anni di cure impegnative, che per fortuna l’hanno traghettata fuori dalla malattia.

“In un attimo sono passata dall’altra parte: da dottore, mi sono ritrovata paziente e questo è stato uno spartiacque nella mia vita, anche lavorativa – ricorda – Da quel momento sono cambiate tutte le priorità e anche il mio modo di fare il medico: ho imparato l’importanza di mettersi a completa disposizione delle pazienti, ascoltando con apertura, prima ancora di pensare alle diagnosi e alle cure. Per me quello che conta, adesso, è quello che lascio alle mie pazienti e alle loro famiglie”.

Eccola qui, oggi: un sorriso gentile e la voce mite, la mano sempre pronta ad appoggiarsi sulla spalla delle bambine e delle ragazze che accoglie nel suo ambulatorio, giorno dopo giorno.

Lei, che da piccola voleva fare la pediatra, dopo una lunga esperienza in sala parto negli anni dell’università, ha capito che il suo sogno era un altro: pediatria sì, ma unita alla ginecologia, per prendersi cura delle bambine e delle ragazze.

Ogni giorno ne visita molte, in tandem con gli specialisti endocrinologi, perché molte questioni ginecologiche sono trasversali a queste specialità.

E, finita la parte ambulatoriale, dopo le visite e le ecografie passa nei reparti per le consulenze:

“È il bello del nostro Meyer – racconta  – Si lavora in team multidisciplinari, tutti insieme, intorno alla bambina: siamo noi ad andare dai pazienti, ognuno con la propria specializzazione, per inquadrare al meglio”.

La sua giornata però si completa con un altro aspetto che le sta molto a cuore:

“Una parte importante del mio lavoro è dedicata  alla presa in carico delle pazienti che dovranno  conservare la loro fertilità, prima di essere sottoposte a terapie che la possono danneggiare; si tratta di un percorso non semplice ed affiancare loro e le loro famiglie con delicatezza è fondamentale”.

Perché  vuol dire guardare al futuro, proteggere la salute riproduttiva delle piccole pazienti nel momento acuto della malattia, aiutandole a proiettarsi oltre.

Anche questo è curare, anche questo è accudire.

Raccontandolo, Erica riassume il suo lavoro con una consapevolezza felice, che porta al suo lavoro il valore aggiunto che dà il cuore:

“Mi rendo conto che sono proprio fortunata, perché mi occupo esattamente di quello che avrei voluto”.


Gianpaolo Donzelli, in queste pagine, guarda alla società tutta e si interroga sul concetto di benessere, inteso come un progetto di ampio respiro che investe ogni ambito dellanostra vita. (altro…)

Francesca, incontrata in un corridoio del Meyer, è una presenza accogliente e un insieme di attenzioni rivolte a qualcuno: ai suoi cani, ai bambini, ai loro genitori. C’è un copione che si ripete felice.

Lei arriva – cani al seguito, anzi davanti – e si susseguono, nell’ordine: sorrisi, parole, carezze, code che si entusiasmano, persone piccole e persone grandi che si fermano e alimentano il circolo di contentezza in atto. Questo succede ogni volta che al Meyer entrano i cani della pet therapy. E succede da oltre vent’anni.

Francesca Mugnai è la presidente di Antropozoa, l’associazione che conduce l’attività di pet therapy nel nostro ospedale grazie al sostegno della Fondazione Meyer.

“Era il 2002 quando, con Alexis, cofondatore di Antropozoa, l’abbiamo introdotta al Meyer – ripercorre – all’epoca era una novità assoluta, mancava completamente la cultura degli animali nel percorso di cura e l’ospedale, con la sua Fondazione, ha voluto scommetterci”.

Scommessa vinta: oggi i cani di Antropozoa sono a tutti gli effetti parte integrante di un lavoro di squadra fatto con gli operatori sanitari e i medici prescrivono in cartella clinica la pet therapy esattamente come fanno con le medicine.
Quattro volte a settimana, tre operatori e quattro cani si alternano nei reparti dell’ospedale:

“Oggi il nostro lavoro è ‘su chiamata’, per quel bambino, che ha quella necessità: veniamo attivati dai reparti, per specifiche esigenze dei piccoli pazienti”.

C’è chi ha bisogno di superare la paura del cane dopo un brutto morso, chi deve distrarsi durante una procedura fastidiosa per sentire meno male, chi deve trovare il coraggio di scendere dal letto e camminare dopo un intervento chirurgico.
E c’è chi, invece, ha necessità fermarsi:

“In Neuropsichiatria, ad esempio, dove il nostro lavoro ultimamente è concentrato, il cane assume un altro ruolo ancora: diventa una presenza che stempera, che raduna intorno a sé diversi pazienti, li fa uscire dalle stanze, li porta a fare gruppo. Molto particolare, ad esempio, è quello che succede con i ragazzi e le ragazze con disturbi alimentari: i cani li invitano a fermarsi, spontaneamente, anche quando la loro patologia li porterebbe invece ad essere sempre in movimento”.

È questa la scientifica alchimia dei legami uomo-animale, il calore che si sprigiona da una carezza orizzontale, la forza che dà e riceve una manina stretta attorno a un guinzaglio.

“Negli anni il nostro lavoro è cambiato tanto, oggi c’è una accettazione immediata, nessuno sgrana più gli occhi vedendo un cane in corridoio. Questo è successo anche grazie alla complicità degli operatori sanitari del Meyer, che hanno saputo accogliere gli interventi assistiti con gli animali come una risorsa”.

E allora eccoli lì, che scendono dal loro furgoncino nel parcheggio dell’ospedale, prima di entrare in servizio, con il pelo lucido e profumato (le norme igieniche sono ovviamente rigorose). Sono già la seconda generazione di operatori pelosi al lavoro al Meyer – discendenti degli indimenticabili pionieri Budino, Polpetta, Muffin e Malì  – e rispondono festosi ai nomi di Cecco, Gala, Chia e Nina. Ognuno è terapeutico a modo suo:

“Ci riteniamo molto fortunati, perché nel nostro lavoro al Meyer raccogliamo quotidianamente sorrisi – condivide Francesca –  Entriamo nelle storie dei bambini, li vediamo crescere, diventare genitori a loro volta e dopo tanti anni ci cercano ancora, ricordandosi dei cani hanno incontrato: da poco, ad esempio, mi ha scritto una ragazza che ancora ha in mente di quando ha aperto gli occhi in Rianimazione e ha trovato accanto a sé il nostro Muffin”.

Mukki nel mese di dicembre 2016 ha dedicato al Meyer inoltre 1 euro per ogni bottiglia special edition nel periodo Natalizio, in collaborazione con Unicoop firenze. (altro…)

Nel 2005 con Mukki è stata organizzata anche la Baby Cow Parade, una mostra di mucche che ha coinvolto i migliori artisti e illustratori italiani allargata al mondo dell’infanzia. I vitellini decorati sono installati presso il Nuovo Ospedale Meyer, all’interno dei corridoi. (altro…)

Nell’ambito del sostegno alla banca del latte materno sono state realizzate anche delle illustrazioni abbinate a filastrocche – grazie alla collaborazione di Anna Sarfatti e Sara Carlini – dal nome FILA Mukki per promuovere l’allattamento al seno. (altro…)


Sono passati 25 anni da quando Mukki e Fondazione Ospedale Pediatrico Meyer hanno iniziato a collaborare per la prima volta, creando un legame che nel tempo si è consolidato con specifici progetti e iniziative di solidarietà su tutto il territorio.

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Il libro di Manuela Trinci è tante cose. È la testimonianza viva di una avventura umana e scientifica nel mondo della sofferenza dei bambini ammalati. È una dichiarazione di amore e di riconoscenza verso maestri e colleghi, ma anche artisti, letterati e poeti. (altro…)

Chi lo conosce, e lo incontra per caso nei corridoi dell’ospedale, sa che da lui c’è aspettarsi una vigorosa pacca sulla spalle come saluto. E sa anche che subito dopo, insieme, arriveranno un sorriso generoso e una battuta. Perché questo pediatra – Massimo Resti, che dagli anni ottanta è nella storia del Meyer –  dopo migliaia di bambini curati ha ben chiaro quanto conti l’allegria.

“Ho cominciato a lavorare al Meyer come pediatra nel 1987, e prima ancora come specializzando – ripercorre – Lo studio del fegato e quello delle malattie batteriche invasive sono state due delle mie passioni”. Il dottor Resti enumera piccole, grandi, soddisfazioni e parla sempre al plurale. Cita i maestri e ricorda i colleghi e le colleghe con i quali ha condiviso pagine importanti della pediatria italiana come “quella volta che con la professoressa Azzari abbiamo capito che i batteri sono riconoscibili dal Dna”, o come “la soddisfazione di vedere prima l’inizio e poi la fine di una malattia come l’epatite C, partecipando alla messa a punto del vaccino”.

L’elenco è lunghissimo e Massimo lo racconta con entusiasmo sincero e niente vanità. Ha visto crescere il Meyer, lo ha visto trasferire dalla vecchia sede a quella attuale. Oggi è direttore del Dipartimento specialistico interdisciplinare: questo vuol dire che divide la sua giornata tra la vita “in corsia” e l’organizzazione del lavoro di una macchina tanto complessa.
In ogni aneddoto che racconta, si legge in filigrana l’ammirazione autentica che questo dottore ha per l’infanzia. E infatti si gusta anche il mestiere di nonno: racconta favole alle nipotine fino a notte fonda, la mattina presto scende nell’orto e sul tramonto ci ritorna. Ha insegnato alla nipote grande a intrecciare cipolle e sorride intenerito raccontando di quella piccola che – a fine estate, quando le ferie finiscono e lui torna a fare il dottore dei bambini – lo aspetta trepidante alla finestra.

Non manca troppo alla pensione, ma il dottor Resti è sereno:

“Il mio desiderio è che i miei “ragazzi” siano più bravi di me e sono molto orgoglioso di loro perché lo stanno diventando. Andranno avanti benissimo”.

Ne è certo, Massimo,  anche se ha anche ben chiare le molte scommesse che la pediatria ha davanti a sé:

“Osserviamo ad esempio che riaffiorano malattie antiche. L’aumento del benessere ha spianato la strada a carenze nutrizionali, perché i bambini mangiano male e così ecco che ad esempio, di nuovo vediamo piccoli pazienti con lo “scorbuto”, patologia legata a insufficienza grave di vitamina C”.

Non solo:

“Purtroppo si registra un’esplosione di malattie psichiatriche, che è una delle prime sfide che dobbiamo prepararci ad affrontare”.

Ha una saggezza, questo dottore, che incanta. Sa, e sa spiegare molto bene, il valore dei silenzi dei bambini. L’esperienza lo ha reso custode di questo e di altri “segreti” dei piccoli:

“Mentre li visito, certe volte zittisco le mamme, i babbi, i nonni: ‘fate parlare lui!’ dico”.

Allora i bambini prima sgranano gli occhi, poi cominciano ad aprirsi con questo dottore dai capelli buffi. E il dottor Resti, in queste sessioni, ogni tanto si fa scappare pure qualche parolaccia, perché anche di queste ha intuito le virtù:

“I bambini hanno bisogno anche di questa ‘pseudo trasgressione’ per fidarsi di un medico. Purtroppo, presi dalla fretta del nostro tempo, da adulti ci dimentichiamo di creare spazi insieme a loro e questa è una delle cause del disagio psicologico dilagante. Io lo ho imparato nel tempo: per questo insisto molto anche con i giovani pediatri, perché con pazienza e rispetto si mettano sempre in ascolto dei piccoli pazienti e delle loro famiglie, immedesimandosi a fondo nelle loro ansie e nelle loro angosce”.

Sabato 16 dicembre ci sarà una nuova occasione per riunirsi e sostenere la Fondazione Meyer grazie al progetto “Con Alice nel Cuore…”.

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Sabato 6 gennaio 2024 alle ore 13.00 presso i locali della Chiesa del Giglio Montevarchi torna il Pranzo della Befana in favore della Fondazione dell’Ospedale Pediatrico Meyer per i piccoli pazienti. (altro…)

Mercoledì 20 dicembre presso il Teatro Garibaldi di Figline Valdarno, ore 21.00 (altro…)

7 Novembre 2023 – La tradizionale cena di beneficenza organizzata nell’ambito del progetto Miadi quest’anno ha sostenuto il Centro di Simulazione dell’Ospedale Pediatrico Meyer, illustrato durante la serata dal dott. Marco De Luca, responsabile del Centro.

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Silvia Boretti, di mestiere infermiera, è arrivata al Meyer nel 2002.
Ci è arrivata perché lo ha fortemente voluto, perché a un certo punto ha capito che il lavoro che faceva prima non era quello per lei, e che andava cambiato tutto. Così ha studiato, con tenacia, è diventata infermiera e adesso eccola qui.
Eccola sulla soglia del Family Center del Meyer, dove anche oggi inizia la sua giornata come infermiera Coordinatrice del servizio di continuità assistenziale ospedale-territorio e scolastica, dopo tanti anni trascorsi soprattutto nei reparti di Oncoematologia, Pediatria medica e Terapia intensiva neonatale. Prima scout, poi anche volontaria sulle ambulanze, Silvia si porta dentro un forte spirito di servizio verso il prossimo.

Il suo ruolo attuale è quello di organizzare il rientro a casa dei pazienti dell’ospedale che avranno bisogno di proseguire le cure anche una volta usciti:

“Il nostro compito è quello di agevolare il più possibile il rientro in sicurezza delle famiglie al loro domicilio. Proviamo ad alleggerire un po’ il carico pesante che si portano dietro, guidandoli anche nella burocrazia, e talvolta questo riesce a tradursi anche nella possibilità di essere dimessi più precocemente”.

E questo è sempre una vittoria: significa per i piccoli tornare prima al gioco, alla scuola, ai fratellini e, per i grandi, affrontare tutto “da dentro il nido”.
Silvia e il suo staff, dunque, si prendono cura di questo momento di passaggio, fanno in modo che i familiari arrivino il più possibile preparati al momento in cui saranno loro a dover gestire in modo autonomo tutti gli aspetti dei bisogni dei loro bambini. Che sono molteplici: può trattarsi di dover attivare la scuola in ospedale, di chiedere la fornitura di bombole di ossigeno, di presidi monouso e/o elettromedicali.  Orientano inoltre le famiglie su come procurarsi le terapie, oltre a organizzare il percorso affinché il bimbo sia seguito dagli infermieri a livello domiciliare (magari a centinaia di chilometri dal Meyer):

“Può esserci la necessità di continuare la formazione del care giver, cioè di colui che si prende prevalentemente cura del bambino”.

È un’attività che comincia quando ancora il ricovero è in corso e che prosegue anche dopo che le famiglie sono state dimesse, in continua collaborazione con i servizi del territorio: è con Silvia e il suo team, insomma, che prende forma “il Meyer dopo il Meyer”.
Fino a non molto tempo fa la nostra infermiera aveva lo stesso ruolo di coordinamento in un reparto un po’ delicato dell’ospedale, la Terapia intensiva neonatale (che tutti chiamano, affettuosamente, Tin). Le manca?

“Eccome, la Tin è come tatuata nel cuore. I neonati non parlano, ma con l’esperienza e la formazione impari che anche il più insospettabile dei loro starnuti vuole dirti qualcosa”.

È proprio tra quelle incubatrici che Silvia ha vissuto uno dei ricordi che si porta dietro con più affetto:

“Arrivò da noi una piccolissima paziente, fortemente prematura. Pesava solo mezzo chilo e temevamo tutti per lei. Invece ce l’ha fatta, con una forza incredibile, e oggi è una ragazza che sta benissimo. Al tempo decisi che se avessi avuto una figlia, le avrei dato il suo nome”.

Così è stato, sorride oggi la nostra infermiera.


Sabato 25 novembre 2023, ore 20.00, torna la cena di gala promossa e organizzata da “Insieme nel Bene Sociale” presso Il Borro. (altro…)


La dottoressa Tiziana Pisano è arrivata al Meyer quindici anni fa, rientrando da Birmingham, dove aveva lavorato per un periodo. È una neuropsichiatra e, con il team del quale è responsabile, ha appena vissuto un passaggio storico.

Il 28 gennaio, infatti, il Meyer ha inaugurato il nuovo reparto di Psichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza portando questa delicata specialità medica tra le sue mura, dopo tanti anni in cui era ospitata da una struttura esterna.

È stato un momento partecipatissimo, un trasferimento al quale si è lavorato a lungo, che ha emozionato operatori e pazienti:

“Siamo felici: riportare la Psichiatria dentro il Meyer significa, tra l’altro, garantire pieno riconoscimento alle malattie della mente, combattere lo stigma che ancora purtroppo si portano dietro”.

La dottoressa Tiziana ne parla sempre al plurale, con una partecipazione completa e un trasporto sincero che affiora negli occhi:

“Uno dei risultati di questo trasferimento è che questa struttura, oltre ad essere organizzatissima ed adeguata a tutti gli standard più moderni, è anche bella: e sappiamo che la bellezza fa parte della cura”.

Una cura che si è fatta urgente: l’Organizzazione mondiale della Sanità aveva lanciato l’allarme già nel 2013. La pandemia di Covid, poi, ha fatto da detonatore facendo esplodere l’emergenza neuropsichiatrica in tutta la sua gravità: tra i giovanissimi, tanti poco più che bambini, sono aumentati i suicidi e le idee suicidarie, la depressione, i disturbi del comportamento alimentare, gli atti autolesionistici.

 “Abbiamo avuto momenti difficilissimi con il reparto pieno. Per fortuna, come Meyer, grazie a un intenso lavoro di squadra siamo riusciti a rispondere a questa emergenza investendo in risorse, sia strutturali, sia umane.”

Ecco che questo nuovo, urgente, bisogno di salute non è rimasto inascoltato: la nuova struttura ha aumentato i posti letto – ora sono 12 – c’è un day hospital intensivo (dove, ad esempio, i pazienti con problemi alimentari affrontano i pasti assistiti dal personale), uno “ordinario”, un’area dedicata all’attività ambulatoriale.

E c’è, immersa in una luce soffusa che fa i colori dolci, una “soft room”: una stanza morbida dove i pazienti possono affrontare i momenti più difficili, protetti.  E accolti: la sfida, la necessità, è proprio questa.

Il giorno in cui sono arrivati i primi pazienti, ad attenderli, sulla porta, c’era anche lei, la dottoressa Tiziana. Raggiante, operativa: ha aiutato i genitori a scaricare i bagagli dal pulmino, ha condotto i ragazzi e le ragazze nelle nuove stanze, li ha portati a conoscere il nuovo reparto.

Ha scattato foto e fatto un video alla prima paziente che, incuriosita, si è “tuffata” tra i cuscini della soft room. Ha scherzato con loro. Certo, sempre con il sorriso, ma la dottoressa Pisano fa un lavoro difficile:

“A volte non è semplice riuscire a non ‘portarsi a casa’ quello che si vive in ospedale. Ma si impara a convivere anche con questo aspetto del mestiere di medico”,

ammette, un po’ emozionata. E c’è una gioia esclusiva, profonda, che sta dentro  – e sopra – tutto il resto. Questa dottoressa la custodisce con cura e non esita un attimo se le chiedi qual è:

“Quando un paziente sta meglio e ti dice ‘grazie”.

Torna una nuova iniziativa del progetto Per Elisa Contro il Medulloblastoma a sostegno della Fondazione Meyer per il reparto di Neurochirurgia dell’Ospedele pediatrico di Firenze. (altro…)

Natale 2022 – Dopo la pausa estiva “MiaDi” ha coinvolto l’intera rete dei sostenitori nella tradizionale cena, a novembre, per chiudere con un momento conviviale la raccolta fondi. (altro…)

Mercoledì 29 giugno alla Società Canottieri Firenze, sulla riva dell’Arno ed a poche decine di metri dal Ponte Vecchio, è tornato dopo tanto tempo un nuovo appuntamento di MiaDi, il progetto della Fondazione Meyer nato 7 anni fa insieme a due genitori che hanno scelto di restituire al Meyer quanto di bello avevano ricevuto.

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Belle, colorate e gustose. Le uova di Pasqua del progetto “Per Elisa contro il medulloblastoma” tornano anche quest’anno e, come da tradizione, saranno una golosissima occasione per sostenere il reparto di Neurochirurgia dell’ospedale pediatrico Meyer. (altro…)

Domenica 26 marzo alle ore 12.30 torna, al Circolo Arci di Pieve a Nievole (PT), il pranzo di solidarietà in ricordo di Alice.

Per informazioni e prenotazione obbligatoria, fino a esaurimento posti o al massimo entro il 23 marzo, contattare: Franco Disperati 3471897715 o Lucia Casciani 3388927085.

Il progetto “Con Alice nel cuore” sin dalla sua nascita è a fianco della Fondazione Meyer a sostegno del reparto di Anatomia Patologica.

11, 12 e 13 Novembre 2022

Una serie di appuntamenti a cura circolo Mcl-Fanin in collaborazione con l’Associazione Insieme Nel Bene Sociale.

Sarà l’occasione anche per la presentazione del progetto “Capitan Giacomo trova il tesoro, un’altra storia…” a sostegno della Fondazione dell’Ospedale Pediatrico Meyer


21 Dicembre 2022

Mercoledì 21 dicembre ore 17.00 l’Istituto Comprensivo Calamandrei di Firenze presenta “Natale incantato insieme, canti Natalizi dal mondo” a cura della classe 5D Mameli.

Durante la giornata presentazione del Progetto Interdisciplinare sul libro “Capitan Giacomo Trova il Tesoro”

 

26 Novembre 2022

Dopo una lunga attesa torna la cena prenatalizia organizzata dal progetto “Per Elisa contro il Medulloblastoma”. L’appuntamento è per il 26 novembre alle ore 20.00 presso l’ Oratorio Chiesa le Case di Monsummano Terme (pt), in Via Emilio Gino Segrè 251. Il ricavato della serata sarà devoluto alla Fondazione Meyer per il reparto di Neurochirgia dell’Ospedale pediatrico di Firenze.

Per partecipare: 338 5944493 Meri – 348 0609178 Emanuela

Venerdì 23 settembre al Teatro Yves Montand di Monsummano Terme (PT) dalle ore 18.00 si svolgerà una conferenza di aggiornamento sul medulloblastoma organizzata dal progetto “Per Elisa contro il medulloblastoma”, che da tanti anni raccoglie fondi a sostegno della Fondazione Meyer per la Neurochirurgia dell’Ospedale pediatrico di Firenze, in collaborazione con Avis Monsummano.

Saranno presenti il dottor Lorenzo Genitori e il dottor Mirko Scagnet (Neurochirurgia Meyer), la dottoressa Annamaria Buccoliero e la dottoressa Chiara Caporalini (Anatomia Patologica Meyer) e il dottor Sardi (Neurooncologia Meyer).

Alessandra ha 33 anni e dallo scorso dicembre lavora al Meyer. Precisamente, nel Family Center dell’ospedale, la nuova struttura dedicata all’accoglienza dei bambini e delle loro famiglie. A lei, e al team accoglienza di cui fa parte, spetta l’importante compito di dare avvio al percorso di chi arriva al Meyer per un ricovero programmato.

Nelle bellissime stanze di questo centro le famiglie vengono accolte prima dell’ingresso in reparto, trovando tutte le prime informazioni sui servizi che potranno essere utili alla loro permanenza, come ad esempio la scuola oppure la psicologia ospedaliera.

Alessandra, ogni giorno, accompagna i genitori e i loro bambini dal Family ai diversi reparti di destinazione:

“Io li incontro al nostro bancone e poi li porto dentro l’ospedale: qui vengono affidati al personale del reparto dove i bimbi sono accolti dal personale sanitario”.

È un lavoro dalle molte soddisfazioni, racconta Alessandra con un po’ di timidezza e un orgoglio affettuoso che affiora in filigrana:

“Incontro tante belle persone e guidarle dentro l’ospedale mi piace tantissimo”, confida.

Sarà per questo che non le pesano nemmeno le distanze che copre ogni giorno: il Meyer è molto grande e, con un contapassi al polso, a fine giornata si va molto lontano. “Mi tengo in forma!”, dice ridendo.

Quello di lavorare al Meyer, per Alessandra, è un piccolo sogno realizzato. Da piccola era stata ricoverata anche lei, qui, e ora ci torna con la missione di aiutare a sua volta chi arriva in ospedale per essere curato.
Alessandra se lo è conquistato, questo sogno. Per tappe: prima ha vinto un concorso – grazie allo studio e ad un grande impegno personale – poi ha affrontato, mappa alla mano, qualche mese di orientamento su e giù per il Meyer e, finalmente, l’assunzione.

“Quando sono arrivata la mattina per firmare il contratto a tempo indeterminato ero inizialmente molto tesa, poi mi sono emozionata e ho pianto tantissimo!”

È stata una data spartiacque, per Alessandra: adesso ha il suo ruolo in ospedale e un compito preciso che ha a che fare con gli altri e con il farli sentire accolti nel momento in cui comincia il loro percorso lì.

Il lavoro di Alessandra e del team del Family Center è prezioso come lo sono le lancette di una bussola: grazie a loro le famiglie si orientano e possono accantonare, almeno, quel senso di smarrimento che si accompagna sempre all’ingresso in un ospedale. Vengono prese, simbolicamente, per mano e questo accade in un ambiente che sa di casa, con i divani, la televisione, un’area giochi per ingannare l’attesa.

Nello stesso edificio trovano mediatori culturali, assistenti sociali e tutti gli altri uffici che possono semplificare il cammino.

Da quella bella struttura a forma di pagoda, insomma, si può uscire un pochino più leggeri di come ci si è entrati.
E questo succede grazie al lavoro di tutte quelle persone –  come Alessandra – che ogni giorno al Meyer fanno il possibile per rendere migliore l’esperienza di cura dei bambini e delle loro famiglie.

 

“Incontro tante belle persone
e guidarle dentro l’ospedale mi piace tantissimo”

 

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Sonia Toni è un’amatissima dottoressa del Meyer, responsabile della Diabetologia e dell’Endocrinologia dell’ospedale. Un bel giorno, alle medie, ha deciso che voleva fare il medico, “barattando” all’improvviso questa professione con quella che aveva ipotizzato fino a quel momento (la maestra). (altro…)

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