Paura e dolore passano giocando

GRAZIE ALLA REALTÀ VIRTUALE, I BAMBINI SI DISTRAGGONO CON PINGUINI E PALLE DI NEVE

Una distesa di ghiacci, un gruppo di pinguini, tanti igloo e qualche mammut: è questo lo scenario in cui si muovono i bambini e gli adolescenti che, al Meyer, utilizzano la realtà virtuale. E lanciando palle di neve, superano il dolore e la paura durante tutte quelle manovre invasive che, a volte, in ospedale sono necessarie: prelievi, trasfusioni, medicazioni. La distrazione provocata dal gioco si è rivelata uno strumento prezioso: lo stress diminuisce notevolmente e l’ansia lascia spazio al relax. Armati di casco, laptop e software, piccoli e grandi affrontano i momenti più spiacevoli, a volte perfino con il sorriso.

 

Questo progetto ha mosso i primi passi esattamente tre anni fa al Centro ustioni dell’ospedale pediatrico fiorentino. E non è un caso che il software abbia un’ambientazione glaciale: per chi ha subito il trauma di un contatto ravvicinato con il fuoco, le immagini che richiamano il freddo e la neve sono decisamente
più indicate. A introdurre questo dispositivo è stato il Servizio di Terapia del dolore, grazie a una donazione dell’Associazione toscana per la cura e la riabilitazione delle ustioni pediatriche.

 

Fondamentale si è rivelata la collaborazione di Hunter Hoffman, direttore dello Human Interface Technology Laboratory di Seattle, lo psicologo che ha partecipato alla creazione del software. La realtà virtuale rappresenta un esempio di buon utilizzo che si può fare delle nuove tecnologie. E attraverso lo studio che il Meyer sta portando avanti dal 2013, il pediatrico fiorentino è tra i primi ospedali in Italia a valutare in maniera scientifica l’efficacia di questa tecnica nella gestione del dolore del bambino.

 

“La Realtà virtuale – spiega Andrea Messeri, responsabile della Terapia del dolore – è oggetto di uno studio, ormai arrivato alle fasi conclusive, per valutarne l’efficacia nella riduzione del dolore. Inizialmente è stato utilizzato soprattutto nel Centro Ustioni, nell’ambito delle manovre durante il cambio del bendaggio, che sono particolarmente invasive, ma ora il suo utilizzo si è esteso anche ad altre attività, soprattutto nel Day hospital di Oncoematologia”.

 

Barbara Atzori, giovane psicologa, ha dedicato i suoi studi universitari e la sua tesi di dottorato proprio alla realizzazione di questo progetto. In questi anni, come volontaria, ha accompagnato decine di bambini durante prelievi, trasfusioni e inserimenti di agocannule, registrando scrupolosamente reazioni e stati d’animo. Attraverso dei semplici test, ha valutato il livello di dolore e la sensazione di spiacevolezza che accompagnano queste procedure. Tutti i bambini interpellati hanno dimostrato di gradire la distrazione offerta dal lancio delle palle di neve mostrando una maggiore collaborazione durante la procedura e riferendo livelli di dolore inferiori rispetto al solito. Sono tante le storie che potrebbe raccontare. E ognuna conferma quanto sia importante lavorare per ridurre il dolore e la paura nei bambini.

 

LA CURIOSITÀ
LA CYBERTERAPIA PER I REDUCI DELL’IRAQ
I primi a beneficiare della realtà virtuale sono stati i reduci della guerra in Iraq. Tormentati da incubi, nervosismo e angoscianti flashback – classici sintomi da disturbo da stress post-traumatico – i militari sono stati sottoposti a un trattamento di cyberterapia. Immersi in una realtà tridimensionale, hanno rivissuto scene simili a quelle che hanno provocato in loro il trauma, ma la guida di uno psicologo supervisore li ha aiutati a superare l’angoscia che accompagnava le loro giornate.

 

 

cyber1PSICOLOGIA
COME FUNZIONA IL TEST ANTI-DOLORE
Il test che viene somministrato ai bambini è molto semplice: devono prima compilare un questionario
che serve per capire quali strategie mettono in atto spontaneamente quando provano dolore. Poi, dopo che hanno fatto la procedura, la psicologa chiede di dare dei voti da 0 a 10 per sapere quanto male hanno sentito, quanto tempo sono rimasti concentrati a pensare al dolore e quanto spiacevole è stato per loro la procedura. Questo perchè il dolore, oltre ad avere una componente percettiva, ne ha anche una legata alle emozioni (spiacevolezza) e una cognitiva (tempo).