News dal Meyer

Cambio mensa, al Meyer pappe green
Ingredienti biologici, a filiera corta, con pochi chilometri alle spalle e materie prime scelte in base alla maturazione e alla provenienza certificata: in una parola sola qualità, al servizio dei bambini, delle famiglie e anche degli operatori del Meyer.

Il 1° giugno l’ospedale pediatrico fiorentino ha cambiato la gestione della ristorazione. E lo ha fatto con la massima attenzione alle proprietà del cibo e alla loro somministrazione che, in una struttura speciale quale è il Meyer, costituiscono parte della cura. Massima qualità, nel segno dell’etica e della sostenibilità ambientale: sono i cardini che hanno guidato
l’appalto vinto dalla “Hoster Food”, società fiorentina che dal 1983 opera nella ristorazione collettiva toscana. Molti i cambiamenti nella gestione del servizio, tutti pensati per potenziarlo.

Quello maggiore i riguarda i reparti di degenza: il personale della nuova ditta, supportato da un operatore del Meyer, assicura la distribuzione dei pasti fino al letto del bambino.

“Un altro cambiamento – spiega Fina Belli, responsabile Dietetica pediatrica del Meyer – che speriamo sia apprezzato dai genitori dei nostri bambini, è l’apertura della mensa tutti i giorni, sabato e festivi compresi, sia a pranzo sia a cena”.

Alta qualità anche nella somministrazione dei pasti: platica è totalmente bandita e i bambini mangiano, come a casa, su piatti di porcellana. Perché – al Meyer lo sappiamo bene – l’alimentazione è una parte integrante della cura e degli stili di vita che fanno bene alla salute.

 

Il Meyer diventa la “casa” delle Associazioni e Fondazioni delle famiglie
Sono 23 le associazioni e fondazioni delle famiglie che operano al Meyer che hanno firmato il patto di collaborazione con l’Ospedale pediatrico di Firenze. Un protocollo che impegna sia il Meyer, sia le rappresentanze dei genitori, al rispetto di una serie di punti fissati di comune accordo, così da raccogliere le istanze di accoglienza e di ascolto dei bisogni delle famiglie, che provengono dalle associazioni e fondazioni, riconoscendone anche il ruolo di consiglio in merito al processo assistenziale ai piccoli pazienti.

Con la firma del protocollo il Meyer diventa a tutti gli effetti la casa delle Associazioni e delle Fondazioni, nate molto spesso dall’esperienza drammatica della malattia e la cui attività è un patrimonio fondamentale e irrinunciabile per un ospedale come il Meyer.

 

Al Week Hospital del Meyer arriva la “Ludoattesa”
adm2_2015weekhospitalAl Meyer la abbiamo giocosamente battezzata “La Ludoattesa”. È la nuova sala di attesa del Week Hospital, l’area dell’ospedale dedicata alle degenze brevi: dai primi di luglio le famiglie e i bambini hanno un nuovo spazio di gioco e colore, con seggiole, libri, giocattoli e pannelli colorati alle parete, rigorosamente a misura di bambino. Il progetto è stato ideato e sostenuto dalla Fondazione Meyer.

 

 

IMMUNODEFICIENZE Al Meyer il test che il mondo ancora non ha

Pietro è un bambino bellissimo e solo apparentemente sano. Pietro è affetto da immunodeficienza primitiva e se alla nascita non si fosse scoperta forse oggi avrebbe già fatto un brutto incontro con infezioni che da banali (per gli altri bambini) si sarebbero trasformate in qualcosa di più grave: otiti tramutate in setticemie, raffreddori in polmoniti.

Pietro è venuto alla luce in Toscana e appena nato è stato sottoposto ai test di diagnosi precoce sviluppati, brevettati e utilizzati al Meyer.

Grazie a questi screening di massa da subito i medici sanno che è affetto da un difetto immunitario ed è stato immediatamente messo sotto terapia. Il suo organismo privo di difese immunitarie non ha sviluppato alcuna grave infezione e la sua qualità di vita è ottima.

È per arrivare a questo obiettivo che da anni i ricercatori del Meyer lavorano, in modo multidisciplinare, alla messa a punto di test neonatali che non esistevano al mondo. Screening per la diagnosi precoce di malattie immunitarie quali il difetto di ADA (Adenosina-deaminasi), PNP (purina nucleoside fosforilasi) e altre rare forme, utilizzando le metodiche della spettrometria di massa e di biologia molecolare.

Successi premiati con il riconoscimento internazionale da parte della Fondazione Jeffrey Modell del Centro di Immunologia pediatrico, unico in Italia, diretto dalla prof. Chiara Azzari. A tre anni dal riconoscimento come eccellenza mondiale nel campo della diagnosi, cura e ricerca delle immunodeficienze primitive (IDP), il Meyer ha voluto fare un punto della situazione, organizzando un momento di incontro tra gli specialisti, i genitori dei bambini con queste patologie e i donatori di sangue e midollo il cui dono rappresenta la garanzia di vita per tanti bambini.

L’iniziativa è stata resa possibile dal supporto non condizionante di Kedrion, una delle aziende leader nel mondo nel settore dei farmaci plasmaderivati.