Mutazioni che causano caos nel cervello

Gruppo di ricerca internazionale identifica geni coinvolti nella funzione sinaptica, tra cui Dynamin 1, come fattori chiave nello sviluppo di gravi epilessie infantili.

Tra le firme anche il prof Renzo Guerrini e la dr.ssa Carla Marini del Dipartimento di Neuroscienze del Meyer

Firenze – C’è anche la firma di ricercatori italiani, – il prof. Renzo Guerrini Direttore del Dipartimento di Neuroscienze dell’AOU Meyer nonché ordinario dell’Università di Firenze e la dr.ssa Carla Marini, coordinatrice del DH della Neurologia dell’AOU Meyer -, nel più grande studio collaborativo sinora mai realizzato nel mondo per identificare le cause genetiche delle epilessie infantili gravi. I risultati dello studio sono stati pubblicati oggi sull’American Journal of Human Genetics. Il team internazionale di ricercatori ha trovato nuovi geni, alcuni dei quali – è il caso di Dynamin 1 -, coinvolti nella funzione della sinapsi, ovvero la struttura principale del sistema nervoso che consente la comunicazione tra i neuroni.

I ricercatori hanno analizzato le informazioni genetiche di 356 pazienti con encefalopatie epilettiche (gravi forme di epilessie con esordio precoce) e dei loro genitori sani. Nella loro analisi, i gruppi di studio hanno cercato i geni che avevano acquisito nuove mutazioni nei bambini con epilessie gravi rispetto al DNA dei genitori. In totale, hanno identificato 429 nuove variazioni del DNA che nel 12% dei bambini sono state considerate mutazioni inequivocabilmente causa di epilessia. Oltre a diversi geni già noti essere implicati nelle epilessie infantili, il team di ricerca ha identificato mutazioni in geni con funzione connesse alle sinapsi. Tra questi un ruolo essenziale lo ha il gene Dynamin 1.

“Speriamo che l’identificazione del ruolo di questi geni nelle epilessie possa fornire più informazioni sui meccanismi alla base della malattia e dare spunto per trattamenti innovativi – dichiara il prof Renzo Guerrini -. Lo studio pubblicato oggi è il risultato di un approccio molto innovativo allo studio delle epilessie, in particolare di quelle forme che pur avendo caratteristiche simili, sono dovute a cause genetiche differenti. In passato, abbiamo dovuto sottoporre i pazienti a lunghi iter diagnostici composti da molteplici test e indagini, disponendo di poche possibilità di confrontare i dati dei singoli pazienti con serie molto ampie di individui con problemi simili. Con le nuove tecnologie di next generation, siamo in grado di arrivare a una risposta in modo molto più veloce e di confrontare i dati di sequenziamento del DNA di ogni paziente con quelli prodotti in ampie popolazioni di soggetti con le stesse caratteristiche, identificando i meccanismi comuni che ne sono alla base. Ciò è possibile grazie ai progressi della bioinformatica e alla attivazione di network internazionali in cui i dati sono confrontati. Questo studio deriva da una forte collaborazione fra ricercatori europei, statunitensi e australiani. Questo tipo di approccio si tradurrà in una migliore cura dei pazienti“.

Aggiunge la dr.ssa Carla Marini: ”La combinazione dei dati provenienti da tre grandi consorzi internazionali di ricerca è una strategia vincente per svelare il background genetico di gravi epilessie presenti nell’infanzia. Le collaborazioni sono il modo migliore per affrontare questi disturbi che singolarmente sono rari, anche se considerati nel loro insieme sono, purtroppo, piuttosto frequenti”

Epilessie

Le epilessie sono tra i più comuni disturbi del sistema nervoso centrale, che colpiscono fino a 50 milioni di pazienti in tutto il mondo. Circa un terzo delle epilessie resistenti al trattamento con farmaci antiepilettici è associato ad altre disabilità, come la compromissione delle funzioni intellettive e l’autismo. Le epilessie gravi sono particolarmente devastanti nei bambini. In molti pazienti con epilessie gravi nessuna causa viene identificata ma vi è evidenza crescente che i fattori genetici sono spesso coinvolti. L’attuale studio, che è stato realizzato da tre consorzi internazionali, tra cui Epi4K, finanziato dall’NIH, e i due consorzi europei EPGP e EuroEPINOMICS, che comprendono ricercatori provenienti da oltre 20 paesi, ha valutato il ruolo dei fattori genetici nel più grande gruppo di pazienti con epilessia grave complessivamente reclutati.