“Le persone del Meyer”

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il lavoro quotidiano di chi fa grande il nostro Ospedale



Vorremmo condurvi attraverso le loro parole per gli spazi e i corridoi del nostro Ospedale, per rappresentare l’intreccio di passione e professionalità che mettiamo in campo per i piccoli pazienti del Meyer.

Un intreccio di cui anche tutti i nostri sostenitori fanno parte, grazie al loro prezioso dono.


Vi presentiamo il dott. Tommaso Casini

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Coordina il day hospital di questa struttura e questo significa che, quotidianamente, incontra anche 40 piccoli pazienti che arrivano qui per le terapie, per i controlli, perché magari hanno avuto delle complicanze.

Lui, in particolare, segue i bambini e i ragazzi affetti da leucemie, linfomi di Hodgkin ed emoglobinopatie. Le giornate, in queste stanze così speciali, cominciano prestissimo:

Alle 7.30 si iniziano le terapie. È qui, infatti, che i bambini e i ragazzi vengono per fare cicli di cure molto impegnativi, che li obbligano a tornare al Meyer anche diverse volte a settimana.

Per questo il day hospital, per loro, si trasforma in una seconda casa, per poi diventare il posto dove si torna per i controlli. Quello dove si aspetta fuori dalla porta sperando che torni il sole quando deve arrivare un referto:

Il dialogo con le famiglie è continuo: i bambini con patologie oncologiche tornano anche ogni 2-3 giorni in ospedale, per i cicli di cure e gli esami. Per questo quello che cominciamo con le loro famiglie è un cammino a braccetto, in cui provo sempre a mettermi di fianco a loro e a mantenere un contatto costante.

Il dottor Casini è molto amato dai suoi piccoli pazienti. Si mette, letteralmente, in gioco. Se serve a dare coraggio ai bambini, è disposto anche a scommettere il camice durante una partita a carte con loro: è successo. Negli anni ha scoperto che in certi momenti, con i suoi piccoli pazienti, è terapeutico anche prendersi un po’ in giro perché si tifa la squadra sbagliata. In un posto dove si curano malattie così, per gli operatori sanitari il sorriso è un valore aggiunto, che si rinnova e si consegna tante e tante volte al giorno:

Nel nostro lavoro si cura non solo con le medicine, preziose, imprescindibili, ma anche con lo “stare con” i pazienti. Condividiamo da subito un percorso che può essere solo di fiducia reciproca.

I genitori dei suoi pazienti sanno, fin dal difficile momento della diagnosi, che non ci sarà mai nulla di nascosto: si chiama alleanza terapeutica, è un patto da cui tutto comincia.

Non cambierei lavoro per nulla al mondo. È un mestiere senz’altro emotivamente impegnativo e non si stacca mai. Ma regala dei legami forti, che durano. Le famiglie tornano a trovarci anche dopo anni, i legami e la gratitudine rimangono anche quando il percorso di cura non ha portato i risultati che speravamo.

Ci sono, inevitabili, i momenti dolorosi, quelli in cui occorre farsi motivatori, per dare forza alle famiglie che stanno ancora combattendo la malattia con i loro figli. E poi ci sono attimi di un valore difficile da raccontare, che si spandono nel tempo. Succede quando un bambino torna a trovarlo dopo tanto tempo:

Vediamo crescere i nostri pazienti: durante il periodo del follow up oncologico, loro diventano grandi. Ed è bellissimo.


Ecco chi ha già raccontato la sua storia