La scelta solidale di F&B Florence

Loro sono quelli che lavorano dietro le quinte. Ma senza il loro impegno, lo spettacolo non sarebbe lo stesso. Che si tratti di una partita o di un concerto, il loro compito è quello di far sì che tutto funzioni
alla perfezione.

Un obiettivo difficile da raggiungere, che richiede grandi doti organizzative e capacità di fronteggiare gli imprevisti con i nervi saldi. Era l’estate del 2010 quando Valerio Leidi, Filippo Valenti
e Francesco Sguazzi, tre imprenditori, tutti giovanissimi, crearono la F&B Florence Srl, una società di Food & Beverage determinata a offrire un servizio moderno e innovativo.

In questi sei anni, l’azienda è cresciuta e le attività sono aumentate, allargando il raggio di azione ad altri settori: dal clean service all’event management, passando per il catering e banqueting. Tra le sfide raccolte, con successo, quella di creare un ristorante, gli Undici Leoni, e imprimere una svolta alla gestione di un punto di ritrovo imprescindibile per gli appassionati della Fiorentina quale è il Bar Stadio. Da tre anni, i tre imprenditori hanno deciso di appoggiare la Fondazione Meyer, diventando una delle imprese amiche. A spiegare i motivi di questa scelta è Valerio Leidi, 38 anni, uno dei soci.

Come è nata la volontà di aiutare i bambini dell’Ospedale pediatrico fiorentino? 

Tutto è cominciato con la nascita di mio figlio, nell’agosto di otto anni fa. A pochi giorni, ha avuto un problema di salute (ora risolto, ndr.) che, per cinque mesi, ci ha portato a conoscere da vicino la realtà del Meyer: l’impressione che abbiamo ricevuto è stata ottima. Così ho proposto ai miei soci di fare qualcosa per l’Ospedale. La mia richiesta è stata subito accolta: l’idea di fare del bene ci è sempre piaciuta e siamo tutte molto persone concrete, che alle parole, preferiscono i fatti.
L’impegno sociale come filosofi a aziendale…

Esatto. Abbiamo la fortuna di condividere molti valori e la convinzione che sia un obbligo morale lasciare qualcosa di buono, sia a benefi cio degli altri che del pianeta che ci ospita. Non siamo al mondo solo per prendere, dobbiamo anche restituire quello che abbiamo ricevuto. Vogliamo che le persone che lavorano con noi, siano orgogliose delle scelte che facciamo e di come li rappresentiamo. Il primo anno
avete appoggiato un progetto come la Camera Bianca del Meyer, una vera e propria cell factory per la fabbricazione di prodotti cellulari a scopo terapeutico. Ci siamo fatti consigliare dalla Fondazione, che ci ha seguito con attenzione in tutto il nostro percorso di donatori. Ci è piaciuta l’idea di scommettere su quello che sarà una delle frontiere della medicina del prossimo futuro. È stato molto bello poter vedere
con i nostri occhi questa struttura di alta tecnologia diventare realtà. La Fondazione ha organizzato per noi una sorta di visita guidata e, in quell’occasione, abbiamo chiesto ai responsabili della nostra azienda
di condividere con noi questo momento così emozionante.
E per il futuro? 

Abbiamo assolutamente intenzione di continuare questa collaborazione. Speriamo di poter dare un contributo sempre maggiore.