Edward Carey: “Gli Iremonger. Un mondo parallelo”

Sabato 2 luglio 2016 alle ore 17.30 presso Tornabuoni Arte Contemporary Art (Firenze, via maggio 58r) si terrà la inaugurazione della mostra di Edward Carey: “Gli Iremonger. Un mondo parallelo”.

La mostra è realizzata da La Milanesiana, Letteratura, Musica, Cinema e Scienza.

Ideata e diretta da Elisabetta Sgarbi

In collaborazione con il Centro Studi – Fondazione Meyer

Aperta dal 2 al 19 luglio 2016, ingresso gratuito.

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“Il piacere della scoperta e sorprendere” : queste parole di Elisabetta Sgarbi caratterizzano l’edizione della Milanesiana 2016, manifestazione artistico culturale che arriva ora, per la prima volta, a Firenze. C’è un parallelismo fra lo scoprire e sorprendere attraverso l’opera d’arte e l’arte medica, come sostiene il Centro Studi della Fondazione dell’Ospedale Pediatrico Meyer. Non è un caso, perciò, che Milanesiana e Meyer abbiano deciso, con la mostra dello scrittore e illustratore inglese Edward Carey di specchiarsi nella sfaccettata realtà del vissuto di malattia del bambino e dell’adolescente, superando la concezione meramente organicistica per abbracciare una dimensione olistica, il solo modo per percepire e comprendere l’intensa esperienza di fragilità psico-emozionale conseguente alla scoperta della malattia e al ricovero in ospedale.

Il Centro Studi della Fondazione Meyer, infatti, è fortemente convinto che la contaminazione del pensiero scientifico con quello umanistico e l’integrazione con altri soggetti culturali rappresentino strumenti significativi di lavoro per gli operatori della sanità e del sociale, e siano alla base della  crescita dell’attività assistenziale e formativa di tutti coloro che operano nel mondo dell’infanzia e dell’adolescenza.

Alcuni mesi orsono, tracciata sulla sabbia dell’Arno, apparve questa scritta: “L’unica cosa di cui avere paura è la paura stessa”. Non si è mai saputo chi ne fosse l’autore. Oggi, dopo avere letto i suoi scritti, avrei risposto: Edward Carey. Infatti, la paura è uno degli ingredienti fondamentali dei suoi racconti; essa è intesa da Carey nell’accezione positiva, come leva essenziale della conoscenza e della crescita individuale e collettiva. Noi del Meyer abbiamo dimestichezza con la paura. La paura del bambino e dell’adolescente per un ricovero, la paura dei genitori, per un futuro mai noto, che a volte si mescolano con quelle dei medici e degli altri caregivers di non riuscire a vincere la malattia che, prepotente, sembra dominare.

Charles Dickens, riferimento letterario per Carey, narra se stesso quando racconta la storia travagliata di un ragazzo, David Copperfield che, da una vita agiata, si ritrova povero e diseredato ed obbligato ad arrangiarsi con lavori umili. L’incertezza, la precarietà, in una parola la paura sono l’orizzonte in cui il ragazzo si muove. Analoghe condizioni spalanca nella mente la malattia grave. Essa sconvolge la vita del bambino e della famiglia, prima fra tutti la donna da cui è nato

Quando Carey ha chiesto di stare per qualche giorno fra noi nell’ospedale dei bambini e degli adolescenti Meyer, non sono rimasto sorpreso. Quanti “Clod e Lucy” incontrerà non lo so, ma vivendo al nostro fianco, respirando l’atmosfera dell’ospedale, sentendo i pazienti e le famiglie, sono certo che troverà ispirazione per qualche opera che testimonierà di questa sua esperienza. Il suo sguardo diverso, “sorprendente”, nel senso che dicevo all’inizio, sono certo potrà aiutare anche noi, professionisti della cura, ad essere intellettualmente meno sterili grazie all’antidoto della creatività, a ripensare la tutela della fragilità come missione etica, a essere più attenti e sensibili all’inquietudine che leggiamo negli occhi dei nostri malati, che è una domanda cui non sempre riusciamo a dare risposta, ma che la merita, specie quando è una domanda di solidarietà e amicizia.

La mostra della opere di Edward Carey si terrà nella nostra città dal 2 al 16 luglio 2016 presso la Galleria Tornabuoni, diretta da Roberto Casamonti, cui va il nostro ringraziamento.

  Gianpaolo Donzelli
Presidente Fondazione Meyer

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