Con cura
e con passione

Le riflessioni di Alberto Zanobini Commissario dell’AOU Meyer all’indomani del suo insediamento.

Vivo con grande senso di responsabilità il mandato di Commissario dell’Azienda Ospedaliera Meyer affidatomi dal Presidente Enrico Rossi. La sofferenza delle famiglie che vivono il percorso della malattia di un bambino o di una bambina – sofferenza che attraversa ogni giorno questo magnifico ospedale – è per me un richiamo forte al vivere quotidianamente il mio ruolo con spirito di servizio, avendo chiaro l’obiettivo prioritario di mettere tutti i professionisti e operatori nelle condizioni di lavorare al meglio.

D’altra parte la speranza della ricerca di sempre nuove e migliori cure, che passa attraverso la passione dei tanti professionisti e ricercatori che tutti i giorni lavorano al Meyer, mi riempie anche di entusiasmo e voglia di mettere l’anima nel ruolo
cui sono stato chiamato dalla mia Regione.

Un ruolo di guida di questa delicatissima organizzazione che ha il compito più difficile ma anche più bello: occuparsi della salute e della cura dei più piccoli.

In tempi di grande velocità e complessità, adesso il Meyer ha l’opportunità di consolidare il suo ruolo di ospedale pediatrico di riferimento regionale e di guardare al suo futuro con la visione di affermarsi nel panorama nazionale e europeo come luogo di eccellenza in tantissimi campi della cura dei bambini. L’ascolto, il dialogo e la decisione saranno i miei attrezzi del mestiere, che cercherò fin da subito di utilizzare. Ascolto delle famiglie, del magnifico mondo di associazioni di genitori e di volontari che aiutano il nostro Ospedale e di tutte le professioni che fanno funzionare tutti i giorni il Meyer.

Sono loro a renderlo così bello e amato dai fiorentini, dai toscani e – come ho potuto constatare nelle mie precedenti esperienze anche internazionali – ben oltre i confini della nostra Regione.

Sarà mia cura anche dare sviluppo a tutti i temi che rappresentano le nuove frontiere della ricerca in campo biomedico, ben consapevole che i luoghi che sanno sviluppare ricerca avanzata sono i luoghi dove si innova e dove l’assistenza sanitaria è in miglioramento continuo. Per far questo sarà indispensabile valorizzare il grande sapere scientifico già ben presente nei “senior” del Meyer, dando voce anche ai giovani ricercatori e ai nuovi talenti.

Dovremo scovarli come fanno i rabdomanti, d’intesa con l’Ateneo fiorentino, dove tanti anni fa mi sono laureato. Dovremo riuscire a fare del Meyer, sempre più, un luogo dove “sarebbe bellissimo andare a lavorare” (come ho pensato anche io,
in effetti) e quindi rendendolo un luogo che attrae nuovi talenti e forma nuovi saperi. Dovremo saper fare grandi cose, iniziando dalle piccole a cui ciascuno è chiamato nella nostra organizzazione, cercando sempre, oltre le difficoltà che incontriamo, di tenere lo sguardo sulla stella polare che ci unisce: il bene dei bambini che chiedono al Meyer cura e passione.

Vi assicuro che ce la metterò tutta per aiutare la cittadella del Meyer – per citare una parola cara a un grande italiano come Adriano Olivetti – a essere una comunità. Una comunità dalla parte dei bambini.