Bambini felici sotto il sole, ma senza correre rischi

Pronti per il mare? Nella valigia del vostro bambino, non mettete soltanto il costumino da bagno, il secchiello e la paletta, ma anche un’alta protezione solare.

“Il sole è un bel dono, che va trattato con molta attenzione e prudenza” sintetizza Cesare Filippeschi, dermatologo del Meyer. “Una esposizione solare adeguata – spiega lo specialista – può aiutare il bambino ad una corretta sintesi della vitamina D e ad attivare altre funzioni metaboliche fondamentali nella corretta crescita del bambino. Inoltre ci sono poi patologie, come le psoriasi e gli eczemi, che vengono addirittura curate dai raggi solari, tanto che si parla di elioterapia.

A questi effetti benefici, però, si affiancano dei rischi che non devono essere sottovalutati.

Negli ultimi anni si è fatto molto terrorismo su questo fronte e da una scarsa attenzione si è passati a un’attenzione eccessiva, tanto che, soprattutto negli Usa, sono stati segnalati alcuni casi di rachitismo secondario a mancata esposizione solare. Un eccesso assolutamente da evitare”.

Il segreto per godere del sole senza correre rischi sta nel rispettare alcune semplici regole.

“Un bambino fino a cinque-sei mesi – sostiene Filippeschi – non deve avere un’esposizione diretta al sole per periodi prolungati. Per un bambino fino a sei anni di età è corretto usare una protezione alta (50+), invece un bambino sopra i sei anni, che non presenta particolari patologie o non assume farmaci che sconsigliano l’esposizione solare, può giocare in spiaggia, utilizzando una semplice crema con fattore di protezione 30.
Ovviamente le ore migliori in cui esporsi sono le prime della mattina e del tardo pomeriggio”. Non bisogna dimenticare che non esiste una protezione totale e che la crema, anche se non ci scherma completamente, rappresenta una preziosa alleata, che è indispensabile anche se si sta sotto l’ombrellone: la rifrazione solare arriva anche lì.
“Non è necessario – continua lo specialista – coprire ogni neo con la protezione totale, la protezione si dà su tutto il corpo e allo stesso modo sui nei”.

Ci sono accortezze che garantiscono la massima efficacia.

“La cosa migliore – continua – è mettere la crema prima di uscire di casa, così si riesce a spargere meglio su tutto il corpo e l’effetto protettivo è potenziato dopo almeno mezzora dalla applicazione. La frequenza ideale è ogni due ore e questo vale sia nel caso in cui si sia fatto il bagno sia che non si sia fatto”.

Ma quali sono i rischi per chi non segue le regole?

“I fattori di rischio dell’esposizione solare indiscriminata – continua Filippeschi – ovviamente associata ad una predisposizione genetica allo sviluppo dei tumori della pelle, sono l’insorgenza (soprattutto in età adulta) sia dei melanomi che dei carcinomi basocellulari e spinocellulari.
Questi ultimi, fino a poco tempo fa, erano caratteristici delle persone anziane, mentre adesso l’età media di insorgenza di questa patologia si è notevolmente abbassata”. Comunque, per fortuna, l’incidenza dei melanomi nei bambini è davvero bassissima. “A rischio sono i nevi congeniti maggiori di venti centimetri ed alcuni tra i nevi di Spitz atipici”.

E cosa fare per l’eritema?
“L’eritema può essere una fotodermatite indetta da esposizione solare diretta o determinata da un mix di esposizione solare con associazione a creme sbagliate o di pessima qualità.
Per prevenire il problema, può essere utile una preparazione con integratori a base di estratti minerali che sono facilitatori della pigmentazione ed una esposizione graduale.  Quindi ricordiamo prudenza senza rinunciare alla bellezza di una passeggiata col proprio bambino sulla spiaggia”.